Egli sulle prime credè di aver che fare con qualche giudice che esaminasse il suo registro, ma si accorse che quell'uomo scriveva, o piuttosto correggeva delle linee disuguali in lunghezza, contando le sillabe colle dita: vide che era dirimpetto ad un poeta. In capo a pochi istanti, il poeta chiuse il suo manoscritto, sulla coperta del quale era scritto: MIRAME, tragedia in cinque atti; e alzò la testa.

D'Artagnan riconobbe il ministro.

CAPITOLO XL. UNA VISIONE TERRIBILE

Richelieu appoggiò il gomito sopra il suo manoscritto, la sua guancia sulla mano, e guardò un istante d'Artagnan. Nessuno aveva l'occhio più profondamente scrutatore di lui; ed il giovane si sentì scorrere questo sguardo per le vene, come una febbre.

Però si contenne bene: aveva il suo feltro in mano, ed aspettò il comodo di Sua Eccellenza senza troppo orgoglio, ma senza neppure troppa umiltà.

— Signore, gli disse il ministro, siete voi un d'Artagnan di Béarn?

— Sì, Mio-signore.

— Vi sono molti rami della famiglia d'Artagnan a Turbes e nelle vicinanze; a quali di questi appartenete?

— Io sono il figlio di quello che ha fatto le guerre della religione col gran re Enrico, padre di Sua graziosa Maestà.

— Sta bene così. Siete voi che siete partito, sono circa sette od otto mesi, dal vostro paese per venire a cercar fortuna nella capitale?