D'Artagnan portò la mano sul diamante che aveva avuto dalla regina, e ne voltò la pietra all'interno di essa; ma era troppo tardi.
— L'indomani di questo giorno riceveste la visita di de Cavois, riprese il ministro; egli veniva a pregarvi di passare al palazzo: questa visita non l'avete resa, e avete avuto torto.
— Mio-signore, io credeva di essere incorso nella disgrazia di Vostra Eccellenza.
— E perchè, signore? per aver eseguito gli ordini dei vostri superiori con più coraggio e più intelligenza che non avrebbe fatto un altro? Incorrere nella mia disgrazia, quando voi meritate i miei elogi. Sono le persone che non obbediscono quelle che io punisco, e non quelli che come voi obbediscono... troppo bene... E la pruova, ricordatevi la data del giorno in cui vi aveva fatto dire di venirmi a vedere, e cercate nella vostra memoria ciò che è accaduto la stessa sera.
Fu la stessa sera in cui ebbe luogo il rapimento della sig. Bonacieux. D'Artagnan fremette, ed egli si ricordò che una mezz'ora prima, la povera donna era passata vicino a lui, trasportata senza dubbio da quella stessa potenza che l'aveva fatta scomparire.
— Finalmente, continuò il ministro, siccome io non sentiva parlare di voi da qualche tempo, ho voluto sapere che cosa facevate. D'altronde voi mi dovete qualche ringraziamento: avete rimarcato voi stesso con quanti riguardi siete sempre stato trattato in tutte le circostanze?
D'Artagnan s'inchinò con rispetto.
— Ciò, continuò il ministro, proveniva non solo da un sentimento di equità naturale, ma ancora da un piano che mi era formato a vostro riguardo.
D'Artagnan era sempre più meravigliato.
— Io voleva, riprese il ministro, esporvi questo piano il giorno che riceveste il mio primo invito; ma voi non siete venuto. Fortunatamente non si è perduto niente per questo ritardo, e oggi voi lo sentirete. Sedetevi là dirimpetto a me, signor d'Artagnan; voi siete abbastanza buon gentiluomo per non dover restare in piedi.