— Io sono nelle guardie di Sua Maestà, Mio-signore, e non ho ragione di essere mal contento.
— Ma mi sembra, disse Sua Eccellenza, che le mie guardie sieno pure le guardie di Sua Maestà, e che quando si serve in un corpo francese si serve il re.
— Vostra Eccellenza ha compreso male le mie parole.
— Voi volete un pretesto, non è vero? io lo capisco. Ebbene! questo pretesto lo avete. L'avanzamento, la campagna che si apre, l'occasione che vi offre, eccola ostensibile a tutti: per voi il bisogno di protezioni sicure: poichè è bene che voi sappiate, signor d'Artagnan, che ho ricevute delle gravi accuse contro di voi. Voi non consacrate esclusivamente i vostri giorni e le vostre notti al servizio del re.
D'Artagnan arrossì.
— Del resto, continuò il ministro ponendo una mano sopra un involto di carte, io ho là un registro intero che non riguarda che voi. Io so che voi siete uomo di risoluzione, e una volta che i vostri servigi venissero ben diretti, invece di condurvi al male, potrebbero esservi molto profittevoli. Allora riflettete, e decidetevi.
— La vostra bontà mi confonde, Eccellenza; una tal grandezza d'animo, mi fa piccolo come un verme della terra; ma poichè mi permettete di parlare francamente...
D'Artagnan si fermò.
— Sì, parlate.
— Ebbene, io dirò a Vostra Eccellenza che tutti i miei amici sono fra i moschettieri e le guardie del re, e che i miei nemici, per una inconcepibile fatalità, sono presso Vostra Eccellenza. Io dunque sarei mal veduto qui, e mal veduto là, se accettassi ciò che mi offre il Mio-signore.