— Voi avete fatto ciò che dovevate fare, gli disse; ma forse avete avuto torto a fare così.

D'Artagnan mandò un sospiro, poichè questa voce corrispondeva ad una voce segreta dell'anima sua, che gli diceva che grandi sventure lo aspettavano.

L'indomani passò tutta la giornata in preparativi per la partenza.

D'Artagnan andò a fare i suoi addii col signor de Tréville. In quell'ora si credeva ancora che la separazione delle guardie e dei moschettieri, sarebbe stata momentanea, il re in quel giorno aveva seduto al Parlamento, e doveva partire l'indomani. Il signor de Tréville si contentò dunque di chiedere a d'Artagnan se aveva bisogno di lui; ma d'Artagnan rispose con una certa fierezza che egli aveva tutto ciò che gli abbisognava.

La notte riunì tutti i camerati della compagnia delle guardie del signor des Essarts, e della compagnia dei moschettieri del signor de Tréville, che avevano fatto amicizia assieme. Si lasciarono per rivedersi quando piacerebbe a Dio, e se a Dio piaceva. La notte fu dunque delle più rumorose, come bene si può credere, poichè in simili casi non si può combattere l'estrema preoccupazione che con l'estrema non curanza.

Il giorno di poi, al primo suono delle trombette, gli amici si separarono; i moschettieri corsero al palazzo del signor de Tréville, e le guardie a quello del signor des Essarts, ciascuno dei capitani condusse tosto la sua compagnia al Louvre ove il re passò la rivista.

Il re era tristo, e sembrava malato, cosa che gli toglieva il suo altero portamento. In fatti il giorno innanzi era stato colto dalla febbre, durante il Parlamento e nel mentre che amministrava la giustizia. Ciò non ostante non era meno deciso a partire pel campo nella stessa sera; ad onta delle osservazioni che gli venivano fatte, aveva voluto passare la rivista operando con questo primo colpo di vigore di vincere la malattia che già incominciava ad impadronirsi di lui.

Terminata la rivista, le guardie sole si misero in moto, i moschettieri non doveano partire che col re, cosa che permise a Porthos di andare a fare col suo superbo equipaggio un giro nella strada degli Orsi.

La procuratrice lo vide passare sul suo bel cavallo, e coll'uniforme nuovo; ella amava troppo Porthos per lasciarlo partire così, e però gli fece segno di discendere, di venire da lei. Porthos era magnifico: i suoi sproni risuonavano, la sua corazza brillava, la sua spada gli batteva seriamente sulle gambe. Questa volta gli scrivani non avevano alcuna volontà di ridere, tanto Porthos aveva l'aspetto di essere un tagliatore di orecchie.

Il moschettiere fu introdotto presso il signor Coquenard, il di cui piccolo occhio grigio brillò di collera vedendo il suo preteso cugino tutto fiammeggiante; una cosa sola però lo consolava interamente, e si era che da tutti si diceva che questa campagna sarebbe stata seria: egli sperava con tutta dolcezza nel fondo del suo cuore, che Porthos sarebbe stato ucciso.