L'indomani stesso Loris ricevette una lettera del principe, che gli annunziava il proprio arrivo per la sera seguente. Il principe giunse sull'imbrunire alla barriera Miouskaia, in una droiska elegante, tirata da tre eccellenti trottatori: guidava un grosso cocchiere in livrea da campagna. Il principe, vestito da caccia, aveva due fucili chiusi negli astucci, un cane seter ai piedi, nerofuocato, e una piccola valigia di cuoio, robustissima, accanto sul cuscino. Il cocchiere gridò il nome del padrone alla guardia daziaria, che salutò rispettosamente: un sergente di polizia si avanzò nullameno, ma il principe, mostrando le armi e la valigia, gli disse semplicemente:

— Cartuccie da caccia.

Il sergente salutò come la guardia: il principe gettò loro un biglietto da cinque rubli.

Ma, scorgendo Loris poco dopo entro un fiacchero, ordinò al proprio cocchiere di fermare, e scese rapidamente. Loris lo imitò.

— Sapevate dunque che sarei arrivato stasera, gli disse il principe ad alta voce stringendogli affettuosamente la mano: vi ho portato tutto, la doppietta Hamerless e le grosse cartuccie metalliche, che mi avete ordinato.

Qualcuno si era arrestato a contemplare la scena; il principe, osservando colla coda dell'occhio lo stesso sergente, seguitò il discorso a più alta voce, poi ordinò al cocchiere di scendere all'Hôtel de Europe, e salì nel fiacre di Loris. Si erano messi la doppietta in mezzo, Loris teneva la valigia fra e gambe. Oramai annottava; il principe scese, dicendo a Loris, che fra un'ora lo avrebbe raggiunto a casa. Tutti ve lo aspettavano.

Il principe parve di una freddezza glaciale: quando Loris gli ebbe esposto tutto il proprio disegno nei più minuti particolari, rispose lentamente:

— Questo attentato è così improbabile che non può temere nulla se non dal caso.

— Lo aiuteremo, ribattè Loris.

Allora il principe mostrò loro i falsi passaporti, che si era procurato, comprandoli secondo il solito dalla polizia, perchè potessero servirsene nella necessità di una fuga. Loris li dichiarò inutili.