— Sofia Perowskaia era invece principessa.

Loris guardò Olga con simpatia, ma il principe, forse pentito di aver ceduto alla propria antipatia per tale categoria di donne nichiliste, parò tosto con un complimento:

— Se Sofia Perowskaia non fosse stata che principessa, non avrebbe ispirato a donne come voi la rivalità dell'eroismo.

Quando passarono nell'appartamento di Lemm, il principe non mostrò alcuna meraviglia della breccia mascherata dall'armadio; osservò solo che il prolungamento della distanza dal teatro, per evitare che la casa crollasse loro addosso, non gli pareva sufficiente. Era impossibile poter calcolare i contraccolpi dello scoppio: molti palazzi vicini screpolerebbero; qualcuno, malandato o mal costrutto, potrebbe addirittura inabissare. E guardò Loris.

— Voi concepite la guerra così: badate a non perirvi nella prima battaglia. È questa la stanza?

— No.

Lo condussero in fondo all'appartamento, in un gabinetto, che dava sul cortile della scuderia. Lì avrebbero collocato la pila, essendo la camera più lontana dal teatro. Vi rimasero tutti e tre in silenzio: Olga teneva una candela in mano. Lo stanzino doveva aver servito alla toeletta di una signora, perchè vi restava ancora un vago odore di muschio: nella volta erano dipinti degli amorini.

Improvvisamente si sentirono lontanissimi l'uno dall'altro in quel gabinetto, dal quale per opera loro sarebbe partita la morte di migliaia di persone. Olga guardava un fiore del tappeto, Lemm imbarazzato dalla propria qualità di padrone di casa, ospitando un principe, si era perduto nel sentimento di una solitudine sconfinata ed assurda; Loris e il principe tacevano. Una sensazione insopportabile di risveglio dal sogno tragico, nel quale vivevano da due settimane, li opprimeva. Perchè quell'attentato contro tanta gente? Perchè uccidere in una sola volta due o tre mila inconsapevoli? La vita reale non era così; era piccola, composta d'inezie, cominciava e finiva inavvertitamente. Essi pretendevano invece dominarne tutto il complesso vendicando ingiustizie di mille anni, quando coloro, che le avevano sofferte, erano già morti. Chi erano essi per arrogarsi tale diritto? In quell'appartamento abitava, poco prima, una famiglia felice, ignara di tutto il resto come l'altra gente. Perchè in quel gabinetto, destinato ai misteri eleganti di una signora, volevano mettere una pila per rovesciare un teatro sul capo degli spettatori inconsci? Lemm non lo comprendeva più: si ricordava confusamente, come di un particolare grottesco, che in quell'appartamento egli doveva essere, per quanti lo conoscevano, un dentista.

L'impressione ne fu tale, che si mosse; gli altri lo seguirono. Nella camera da pranzo sulla tavola v'erano molte bottiglie, il samovar, dei biscotti e un periok: Lemm lo aveva fatto comperare da un pasticciere. Non avevano altra cena. L'imbarazzo lo sorprese: tirò un cassetto della credenziera cercando i tovaglioli e le posate; non avrebbe voluto sfigurare in faccia al principe, del quale le maniere aristocratiche gli imponevano.

Anche questa volta Loris lo soccorse, spiegando al principe il perchè di quella cena; bisognava fingere di non mangiare in casa per allontanare i domestici.