— Sentirò da lui: se voi uscite, tornate presto; vi potrebbero essere ordini.
— Ordini, ordini, mormorò l'altro con crescente malumore.
Olga rimase sola: non aveva più alcuna idea precisa. Loris le aveva detto che trattandosi di un concerto, potrebbe portare il cappellino e vestire quello stesso abito di casimiro, semplice e abbastanza di buon gusto, col quale era venuta da Pietroburgo: il giorno innanzi ella si era provato il rotolo del filo elettrico sotto le gonnelle, e aveva acconciato la guaina nella fodera del manicotto per nascondervi i pezzi smontati del trapano. Loris non uscì dalla propria camera che a mezzogiorno; aveva l'aspetto animato e gli occhi febbrili. Salutò Olga con maggiore amabilità del solito, e si mise subito, quasi puerilmente, a fare la rivista di tutti gli oggetti necessarî alla mina dentro al cassetto di un canterano. I tubi della melinite, non più lunghi e più grossi di un pacco da cento rubli in argento, gli trassero sulle labbra un sorriso indefinibile.
— Vedete, si volse ad Olga mostrandoglieli: la polvere ha pareggiato nel medio evo il villano al cavaliere; oggi la dinamite pareggia l'individuo alla massa.
Quel giorno andarono a pranzo nel villaggio di Kolomenskon, fuori della barriera di Serpoukof, a sette verste da Mosca; ma non riuscì loro di mangiare. Loris, contro la sua abitudine, bevve abbondantemente ripetendo parecchie volte ad Olga:
— Avete torto di non mangiare: è possibile che il secondo concerto sia rimandato di qualche giorno.
La sera, entrando nel teatro, rimasero vivamente impressionati della scarsezza del pubblico. Nè Olga nè Loris vi erano mai stati. L'immensa sala, bianco e oro, a cinque ordini, col parapetto sporgente dei palchi, così che le signore vi si vedevano intere, parve loro di una magnificenza solenne; v'era qualche cosa d'imperiale nel suo lusso e nella sua vastità, che nè il popolo nè la borghesia avrebbero mai potuto occupare. Il pubblico di quella sera, rado ed aristocratico, che vi girellava colla disinvoltura di una signorile abitudine, fece loro sentire anche più acutamente di esservi stranieri. Olga ne provò un'umiliazione, Loris un'offesa. Nelle serate di gala, quando tutte le loggie, i balconi, i palchi, la platea e il paradiso, rigurgitavano d'invitati scintillanti nelle uniformi gallonate fra la piena degli abiti femminili e lo scintillìo delle gemme e delle armi, lo spettacolo di quella sala doveva essere anche superiore a quello del palcoscenico, qualunque più fastosa opera vi si rappresentasse per quell'assemblea della nobiltà russa, raccolta intorno allo Czar più potente di tutti i re, e più uomo di tutti i pontefici.
Il grande palco imperiale era vuoto, coi candelabri spenti. Nel mezzo, la massiccia corona dorata della poltrona sembrava una piccola cupola; l'altro palco imperiale, di proscenio, Loris dal proprio non poteva vederlo. Olga non si era ancora affacciata al parapetto. Una calma di atonia si era fatta in lei, dopo quel primo sbigottimento, così che Loris dovette dirle di togliersi la pelliccia, e di avanzarsi per non aver l'aria di nascondersi. Allora Olga si sentì sul ventre la pressione del rotolo, che vi teneva nascosto, come se una stretta misteriosa stesse per soffocarla. Loris aveva cacciato nell'angolo più oscuro il manicotto, pieno dei pezzi smontati del trapano, e nell'ombra della portiera si vuotava le tasche: era riuscito a nascondervi dieci tubi di melinite. Lemm doveva arrivare tra poco, quando lo spettacolo sarebbe incominciato, con altri dieci; nell'intermezzo, tornando a casa in due, potrebbero portare il resto.
Loris si mostrava di una grande tranquillità, ma non parlava.
Il teatro si veniva lentamente riempiendo. Molte signore comparivano ai palchi in cappellino e abito da passeggio; parecchi uomini invece portavano la marsina e il piastrone bianco: giù nella orchestra i suonatori accordavano gli istrumenti. D'improvviso le fiammelle del gas raddoppiarono di splendore, e tutto il bianco e l'oro della sala scintillò, mentre le fisonomie e i colori della gente, uscendo come da una penombra, parvero incominciare lo spettacolo.