Lemm entrò; aveva anticipato.
Olga rimase impressionata del suo pallore.
— Se fossi un poliziotto, gli disse Loris, vi avrei già scoperto.
Lemm, che si riabbassava l'alto bavero della pelliccia, dietro al quale aveva cercato di nascondere la faccia, capì di meritare il rimprovero; ma tutto il suo coraggio non aveva potuto impedirgli di tremare passando per l'atrio del teatro. Nel palco si rinfrancò: erano in tre.
I venti tubi della melinite ammucchiati nell'angolo del divano, sul quale Olga sedeva, avrebbero potuto con qualche luccichio bianco attirare l'attenzione di un altro palco; quindi Loris, mettendosi al parapetto, ordinò a Lemm di passarli tutti sotto al divano. Anche il manicotto fu nascosto così. Appena compita questa operazione, rimasero più imbarazzati; non avevano altro da fare. L'orchestra suonava già la sinfonia del Guglielmo Tell, senza che ne avessero ancora afferrata una nota: quella condizione di spettatore, nella sua semplicità, diventava per essi assolutamente impossibile. Lemm rimase in fondo, presso la porta, invisibile nell'ombra: Loris si mise dirimpetto ad Olga volgendo le spalle al palcoscenico, in atto di ascoltare, ma perdendosi collo sguardo dentro al palco vuoto dell'imperatore. Olga cominciava a notare qua e là qualche signora.
— Avete riscontrato la finestra della doccia? chiese Lemm sottovoce.
Loris scosse la testa.
L'altro non osò proseguire. Come farebbero a trovarla nel buio? Questa difficoltà gli si ingigantì nel pensiero. E se non vi riuscissero? Se dopo tutto quel rischio l'attentato diventasse così impossibile? Quale ridicolaggine!
Ma la Nilson cantava la romanza di Elsa nel Lohengrin «Aurette a cui affido» e la sua voce pura come la musica di quelle parole, saliva da tutto il candore di quella sala, come un'altra luce bianca, in mezzo ad un silenzio così intenso, che nessun'altro della natura poteva somigliargli.
Lemm, poco sensibile alle impressioni artistiche, ascoltava; Olga aveva abbassato ancora più la testa, quasi quella confidenza d'amore, esalata nella notte verso le stelle da un cuore di vergine, la curvasse sotto i ricordi di altri amori, ai quali le stelle non avevano potuto sorridere.