Olga si ritrasse nell'ombra quasi respinta da quella intimità di conversazione.

Ma invece di ripensare all'eccidio del teatro si ricordò molte circostanze della propria vita, un pericolo corso da bimba cadendo nella vasca di un giardino, una sfuriata di busse ricevute dalla mamma per aver rotto dispettosamente un abitino che non le piaceva, la prima penosa impressione all'università, l'angoscia suprema dopo la laurea, quando, rientrando in casa, la mamma le aveva rinfacciato le necessità della loro posizione sociale. Bisognava vivere della professione, cercarsi una clientela, subire la concorrenza schiacciante degli altri medici, la sfiducia del popolo, il disprezzo dei signori, l'ironia delle altre donne educate femminilmente, e che nella sicurezza del proprio istinto comprendevano come quello non fosse mestiere da donna, giacchè una donna vi perdeva colla grazia di ogni ignoranza pudica la seduzione irresistibile del proprio sesso. Valeva meglio fare la sarta: era una professione d'eleganza femminile. La donna non può essere infermiera che per amor di Dio o per amore dell'uomo, ma per amore del danaro mai. E Olga, in quel teatro pieno di signorine, si sentiva ridicola; il primo di quei signori, che andavano pei palchi visitando le dame, l'avrebbe imbarazzata malgrado tutta la sua scienza d'università.

Allora la rivolta tornava a bollire nel suo cuore. Tutta quella gente allevata nel piacere erano i nemici dei lavoratori, giacchè non faceva nessuna delle cose più necessarie alla vita; che importava dunque la loro presenza nel mondo? Loris, più bello e più elegante di loro, li odiava. Olga non aveva ancora visto in quella sala chi lo pareggiasse: ma Loris non amava. Il pallore della sua faccia era freddo come quel bianco marmoreo della sala, mentre la sua parola aveva la luce abbacinante di tutti quei lampadari dorati, che incendiavano l'aria. Olga cominciava ad aver caldo, il volto le si colorava.

Un'idea la fece trasalire. Se la polizia insospettita di lei, sola, così seminascosta nell'ombra del palchetto, fosse entrata per arrestarla, ora che Loris era fuori al sicuro? Loris salvo, ella sarebbe morta per lui, terribilmente bella nella gloria di quell'attentato non riuscito, e nel silenzio sui propri complici, su lui, che la vendicherebbe. Si mise in quest'idea, l'ingrandì, la sminuzzò nei più inverosimili particolari, palpitandovi come dentro una scena vera. Nel teatro grande il chiaccherìo della gente s'intendeva appena; il caldo aumentava.

Erano le nove; alle dieci e mezzo tutto sarebbe finito, ella sarebbe sola nel buio con lui.

Loris e Lemm rientrarono recando il resto. Ella tornò subito al parapetto, come per nasconderli col proprio corpo, mentre rapidamente celavano tutto nel medesimo angolo sotto il divano. Poi Loris la chiamò:

— Saluta Lemm.

Questi non si era tratta la pelliccia; tremava visibilmente. Olga indietreggiò sul divano: non potevano parlare, ma Olga, restando nel pericolo maggiore, si mostrò più coraggiosa.

— Arrivederci, disse semplicemente.

— Ricordatevi le mie istruzioni, ripetè Loris, e d'un gesto lo spinse fuori del palchetto.