Brani di opera ascoltati altrove gli tornavano così vivamente nella memoria, che si sorprese a canticchiare come un ragazzo. Poi gli venne il capriccio di entrare in qualcuno di quei palchi chiusi, quasi per cercarvi le traccie degli sconosciuti, che vi tornerebbero. Quante belle signore vi sarebbero quella sera? Esse non erano che un vizio di più nella prepotenza dei padroni, una decorazione intermittente fra le decorazioni del teatro. Era tempo, era tempo. L'orgoglio satanico di quell'attentato gli riavvampò nella mente. Che cosa erano al confronto gli eroismi di guerra vantati nei libri? Il coraggio dev'essere intellettuale per essere umano. Nessun uomo si batte meglio di una tigre finchè attacca l'altrui vita o difende la propria; ma uscire dall'umanità per deviarne con un concetto personale la storia, precipitando di un secolo la rivoluzione, ecco il vero coraggio.

Girava sempre.

Salì per tutte le scale dei cinque ordini, tornò alle sale spiando dalle finestre socchiuse nella piazza. Quanta gente! Il rumore delle carrozze gli arrivava lassù, fra quella sensazione di silenzio, come un murmure sotterraneo; poi tornò a guardare nel teatro, non potendo sottrarsi al fascino della sua ombra.

D'un tratto s'accorse di aver fame; gli cominciava un freddo allo stomaco, simile a quello della paura. Sicuro di non poter mangiare, si mise in traccia d'acqua, ma non ne trovò. Solo nella latrina colava in modo, che non si poteva raccogliere. Tornò nel palco. Olga, sempre sdraiata cogli occhi rivolti al muro, non si volse nemmeno udendolo entrare. Egli la chiamò.

— Avete fame? Ho girato tutto il teatro, impossibile bere.

Loris sedette sul divano. L'attesa ricominciò lunga, schiacciante. Nel teatro, appena visibile, le ore non passavano più; il grande orologio dorato, sulla cima del palcoscenico, si era arrestato; nessun moto rompeva la vacua immobilità dell'ambiente. Loris aveva finito per sdraiarsi sul divano come Olga, guardando nel vuoto. Si sarebbero detti due viaggiatori, sconosciuti l'uno all'altro, sopraffatti dalla noia stanca del viaggio, non mirando neppure fuori dello sportello il dileguare del paesaggio. Del resto, traversando la Russia, l'uniformità delle steppe è tale, che a distanza di un giorno il treno pare non abbia avanzato di una versta. E se il concerto fosse rimandato? Olga non ci pensava. Bastava che la Sembrich si ammalasse, perchè il teatro non si riaprisse più che per la serata dello Czar, fra oltre un mese. Loris, sforzandosi d'ingannare il tempo colle più bizzarre successioni di fantasia, si trovava sempre dinanzi a questa possibilità. Sarebbe stato il supplizio prima del delitto. I nuovi digiunatori di Parigi e di Milano avevano valicato sino i cinquanta giorni, bevendo quotidianamente qualche bicchiere d'acqua, e non avendo altra preoccupazione che la vanità dell'esperimento; essi invece dovrebbero morire di fame sul divano così incredibilmente minato, mentre il popolo vi scorgerebbe certamente un'espiazione. Perchè il caso, propizio sino allora, non potrebbe rivolgersi contro di loro, improvvisando una di quelle grandi tragedie, che passano poi dalla vita nell'arte?

La gente, entrando quella sera in teatro, li troverebbe morenti o morti, meglio morti! Loris aveva seco il pugnaletto.

Olga non parlava, egli s'irritò di quel mutismo. A che servono le donne? Di che vivono, non pensando mai che ad un maschio, anche nelle più tragiche catastrofi? Poi reagì contro sè stesso; si accusò di paura, si proibì di credere a quel pericolo. Ma in quell'ombra della sala il giorno non aveva ora, l'inazione diventava insopportabile. Si rimise ad aspettare qualche cosa, quasi qualcuno. Se il concerto aveva luogo, vi sarebbe forse una prova generale d'orchestra; allora si potrebbe persino tentare di uscire confusi coi suonatori. Gli inservienti non dovevano tardar molto ad entrare. Tese l'orecchio, gli sembrò d'intendere dei passi, una voce dietro il tendone. Nel palcoscenico, ad ogni sera di rappresentazione, vi sono mutamenti da predisporre. Si pentì di non essere passato dietro il tendone esaminando, perchè ora poteva essere imprudente ritentarlo. Consultò l'orologio; erano appena le dieci del mattino. Allora sentì che la giornata sarebbe di una lunghezza senza misura.

L'immobilità di Olga gli fece l'effetto di un rimprovero; ella non aveva dunque alcuna paura?

— Se non dessero il concerto questa sera? le chiese.