— Bravo! esclamò Andrea Petrovich.
— Chi dubita? Chi dispera fra noi? seguitò con accento entusiasta Ossinskj: tu, Slotkin, sei pessimista, eppure resisti: tu, Ogareff, disprezzi il popolo e arrischi tutto per lui: tu, Fedor, insulti l'anima russa, perchè non la senti ancora pari a sè medesima e alla gloria del proprio avvenire: tu, Lemm, sei uno studente proletario come me, che ha ricusato di entrare nello tchin per non servire a coloro, i quali aggravano la miseria del popolo: tu, Kepskj, hai disertato il ricco negozio di tuo padre per diventare medico e curare le piaghe della povera gente senza speranza di guadagno: tu, Andrea, ascolti nel silenzio del popolo le voci del suo spirito come Chopin....
— No, Chopin era un malato, rispose con impeto Andrea Petrovich, era un romantico. La musica sola può esprimere il sentimento russo di questo secolo. Fedor, tu hai ragione; tutto è assimilazione e imitazione in Russia. Noi viviamo di fronte al patibolo; solo la musica, essendo o prima o dopo la parola, può dare la voce di questa crisi, che è una tempesta sotterranea.
Ma Lemm si alzò, e mescendosi un gran bicchiere di acquavite guardò dileggiando il denso fumo delle pipe.
La stanza sembrava invasa da una nuvola, il samovar si era spento: i bicchieri, sparsi sul tavolo, lo avevano largamente macchiato, mentre il calore della stanza saliva ad infiammare tutte le teste già eccitate dai discorsi e dal bere.
— Chi salva Rodion? esclamò da capo Fedor con ostinazione di amore. Anche tu, Ogareff, perchè dargli un cavallo simile?
— Me lo rinfacci? Lo sai pure: venne da me Petrovskj a chiedermi il miglior cavallo; lo diedi.
— L'aiutante dello Czar, che cavalcava dietro la sua carrozza, ha nullameno potuto raggiungerlo; l'aiutante aveva un cavallo inglese. Che cosa valgono i cavalli russi? ripetè due o tre volte con caparbietà pessimista. D'altronde Rodion ha avuto torto: perchè ritentare sullo Czar il colpo fallito da Mirsky contro il generale Drenteln? Ah era bello! incontrare a cavallo, trottando, la carrozza dello Czar, freddarlo con un colpo di revolver e salvarsi al galoppo.... Troppo bello.... Povero Rodion!...
E questo nome ricadeva ogni tanto sulla conversazione spegnendola.
La sera calava sulla strada: nella vasta stanza l'aria non era più che un fumo, nel quale si confondevano mobili e persone, ma nullameno tutti seguitavano a fumare. Ogareff si era seduto famigliarmente sul tavolo, Andrea Petrovich non aveva lasciato il pianoforte, Lemm era andato ad appoggiarsi alla scrivania. Così piccolo e poveramente vestito, spariva quasi entro una vecchia giacca troppo ampia, che gli faceva una figura goffa; ma la sua faccia acuminata di volpe, a certi momenti, quando la luce della finestra vi cadeva di sbieco, diventava sinistra.