— Ero d'accordo con Ogareff; egli mi aveva detto: offri sino a trentamila rubli in contanti, subito, ad Elia Romanovich se acconsente a far fuggire Rodion. Il disegno era questo: Rodion è nella medesima cella, ove rimase due anni Krapotkine, e vi è guardato a vista da un soldato perchè non si suicidi; il soldato riceve la muta ogni sei ore. Nel lungo corridoio, ove dà la cella di Rodion, un altro soldato monta in sentinella colla baionetta inastata e il fucile carico. Elia Romanovich, quando porta da mangiare ai condannati, è sempre accompagnato da un secondino carico di una cesta. Avevamo pensato così: Rodion sulle dieci di sera avrebbe finta una leggera indisposizione, e pregato il sergente di guardia, che andrebbe a cambiargli il piantone, di chiedere una tazza di brodo. Eravamo sicuri che la domanda sarebbe stata esaudita dal direttore perchè Rodion deve essere impiccato posdomani.

Olga si fermò: la voce le tremava, il suo bel viso pallido, un po' slavato, si velò improvvisamente di dolore; parve che un nodo le stringesse la gola.

— Tira via, Olga, le disse a denti stretti Ossinskj che, allungati i gomiti sulla tavola fra i bicchieri, colla faccia sopra ambe le palme, le divorava convulsivamente sul viso quel racconto.

— È stato inutile: il disegno era questo. Elia Romanovich avrebbe offerto a Rodion, come per compassione, anche una piccola bottiglia di vino; Rodion ne avrebbe versato prima un bicchiere al piantone, poi un altro al secondino, deponendo la bottiglia e fingendo di volerne bere il resto dopo la tazza di brodo; nel vino ci sarebbe stata una forte dose di cloralio. Quindi Elia Romanovich avrebbe aiutato Rodion a mettersi gli abiti del secondino caduto addormentato come il piantone: sarebbero usciti dalla cella. Elia sarebbe disceso giù alla portineria; sulle dieci il picchetto è tutto nella stanza di guardia, a fianco della porta, e giocano. Elia avrebbe detto forte al sergente, schiudendo l'uscio: usciamo con Ivano Gravilitich a prendere dei sigari e della vodka. La sentinella avrebbe aperto senza sospetto, fuori nella strada....

Olga si volse con uno sguardo dolce ad Ogareff:

— Ci saresti stato tu colla tua telega e i tuoi cavalli più veloci.

Tutti guardarono Ogareff seduto sul divano colla fronte fra le mani.

— Ebbene, impossibile! Ha ricusato i trentamila rubli! Gli avevo già portati i passaporti falsi per lui, per la moglie e il piccolo Sergio; l'ho minacciato di abbandonare la cura di Polia, che ricadrebbe ammalata, così che egli non potrebbe più usarne; gli ho rinfacciato la guarigione del piccolo Sergio, che il suo medico Bouslaief aveva spacciato prima che io lo visitassi; ho pregato, ho pianto. È stato inutile.

— Vigliacco! mormorò Fedor.

— Sì, vigliacco: ha paura.