— Rodion sa del tentativo? chiese Kepsky.

— No.

— Quale opinione dovrà farsi del partito!

— Per un soldato, che muore, la guerra non s'arresta, ribattè Ossinskj.

Nessuno più parlò, ma una impazienza si dipinse sulle faccie di tutti. Evidentemente il loro convegno era terminato dopo quell'infelice comunicazione, per la quale Ogareff li aveva radunati in casa di Andrea Petrovich. Un profondo abbattimento umiliava ora il giovane conte, rendendolo come dubbioso di risollevare il volto. Salvare Rodion a lui sconosciuto, e pel quale si era temerariamente compromesso prestandogli mediante una finta vendita ad un sensale ignoto il proprio migliore cavallo; salvarlo, mentre lo stesso Comitato Esecutivo l'abbandonava, sarebbe stato il suo trionfo presso gli amici, e il suo ingresso forse nel Comitato medesimo, che nessuno di loro ancora conosceva.

— Ogareff, disse con voce commossa Fedor: tu piangi!

L'altro, per non mostrare le lagrime, si mise a frugare nella pelliccia rigettata sulla spalliera del divano, cercandovi il porta-sigarette. Olga gli abbracciò il collo per di dietro dandogli un bacio sulla guancia.

— Mio caro Dmitri, quanto sei buono!

— La seduta accademica è levata, proruppe con la sua vocina sardonica Lemm.

— Un momento, ribattè Ogareff con un sussulto nervoso sotto la sferzata, sciogliendosi con poca galanteria da quell'abbraccio: i suoi occhi, ancora bagnati di lagrime, gettavano fiamme. Leo Kriloff non si è ancora veduto: aspettiamo, forse ci recherà qualche notizia.