— Quale? Tutto è perduto, intervenne Slotkin appoggiando con un'occhiata Lemm.

— Chi ha maggior paura può uscire pel primo, disse Ogareff alteramente, dominandoli tutti colla signorilità di una posa involontariamente scultoria: quindi si curvò sul lume a petrolio per accendervi un grosso sigaro d'avana, che finalmente aveva trovato in una tasca.

— Accademia letteraria e parata teatrale, replicò Lemm senza mostrarsi offeso; sediamoci dunque per l'ultimo atto.

Ma gli altri restavano in piedi nervosi. Ossinskj s'era accostato ad Olga e, cingendole famigliarmente la vita, le domandava con chi passerebbe la sera.

— Ho due malati ancora da visitare.

— Vuoi venire a cena con me al Recreo? questa sera vi si annunzia una nuova ballerina spagnuola.

Olga accettò con un sorriso, guardandolo nei begli occhi neri.

Il disordine della stanza si era fatto più vivo. Alcuni stavano seduti come a disagio sulle sedie, mutandovi incessantemente posa senza potervisi calmare: Ossinskj, col viso rosso per la troppa vodka bevuta, era tornato alla stufa quasi per equilibrare nel calore della sua irradiazione l'ardore, che gli bruciava le vene: Kepskj seduto sopra un divano si batteva la pipa sul ginocchio. Slotkin gironzava intorno alla scrivania torturandone i libri, mentre Fedor in piedi, col ventre appoggiato allo spigolo della tavola, fissava nella fiamma del lume a petrolio gli occhi lucenti e sbarrati.

— Siamo tutti vili, esclamò. Il Comitato Esecutivo chi lo conosce? Chi lo compone? Perchè non salva Rodion come salvò Krapotkine, Vera Zassulic, Giovanni Bokanosky, Leo Deuc e Jacopo Stefanovich? Gli studenti delle università dovrebbero essere già insorti per Rodion. Noi che non siamo niente, che non siamo nemmeno in rapporto col Comitato Esecutivo, che cosa facciamo qui a parlare di Rodion? Abbiamo paura: tu, Slotkin, ne hai forse meno di noi, seguitò con amaro sorriso, perchè hai osato almeno dire con noi ciò che non osiamo confessare a noi stessi. Sì, abbiamo paura; bisognava già aver fatto qualche cosa. Tu, Ogareff, sei migliore di noi; hai tentato di agire solo, arrischiando tutto. Hai ragione, siamo vili.

— Piangi, piangi, bambino, gli rispose sprezzantemente Lemm, i poeti son tutti così: tu hai paura della morte di un altro.