Kriloff balzò in piedi rispettosamente: era sempre così pallido; posò il gibus sulla tavola e con voce tremula rispose:
— Sono venuto a presentare il mio amico Loris Nicolaievich Repnine secondo il permesso, che mi avete dato.
Tutti gli occhi caddero simultaneamente sopra Loris, che rimase impassibile.
I cinque ascoltavano in atteggiamento rigido: un lume a petrolio riparato da un cupo cappello verde lasciava i loro corpi e le loro maschere in un'ombra fredda, che la bianchezza delle pareti sembrava aumentare; il tappeto verde, che copriva il tavolo, era qua e là macchiato d'inchiostro. Lo sguardo di Loris si fermò sul dito di uno osservandovi un sottile anello matrimoniale.
— Il vostro amico ha dunque qualchecosa di importante a comunicarci?
Poi improvvisamente con voce severa:
— Saverio Alessandrovich Kriloff, siete voi sicuro della sincerità del vostro amico? proruppe senza guardare Loris.
Questi volse il viso.
Kriloff rispose con voce ferma:
— Sì, garantisco sulla mia vita.