— A che servì lo czaricidio? Non fu che l'ultima fase di un duello durato dodici anni. Vi perdeste qualche migliaio di soldati fra morti e prigionieri, ma otteneste colla pubblicità dei processi l'apoteosi dei patiboli, eccitaste le simpatie colle fughe dalle carceri, sollecitaste le curiosità colle caccie ai gendarmi, mandaste all'estero molti emigrati, disseminaste apostoli nel popolo. A che pro? Eravate una setta contro un impero, un mollusco sopra uno scoglio. I vostri mezzi furono la propaganda coi giornali fra un popolo che non legge, l'assassinio politico fra un popolo che non si batte. I vostri emigrati che cosa fecero all'estero? Riviste e libri: i più frequentarono le università accattando diplomi per professioni. I rimasti in Russia produssero colle mine qualche guasto, che pochi muratori bastarono a riparare.
Uno dei cinque si agitò sulla scranna.
— Dite, ripetè il presidente.
— Chiedevate allo Czar Alessandro II una costituzione; ma poteva egli darla? Lasciamo come oggi si affermi che l'avesse già firmata alla vigilia della morte: sarebbe stata come tutte le altre riforme concessa con una mano ritirata coll'altra. L'esperimento di Pio IX a Roma nel 1848 vale per tutti: czarismo e papismo sono inconciliabili colla libertà; debbono essere distrutti non modificati. Perchè chiederla ancora nel vostro manifesto ad Alessandro III? Non si mendica al figlio, di cui si uccise il padre; è assurdo domandare al proprio nemico di suicidarsi: bisogna ucciderlo. Ma nessun regicidio uccise mai una monarchia. Il nichilismo non è più che l'ultima forma del romanticismo politico.
Loris sostò, ma una lunga corrente di pensieri lo spingeva.
— Dite, ripetè ancora il presidente.
— Alessandro II emancipando gli schiavi diede loro più di quanto voi sappiate ancora promettere: bisognava quindi sollevare il popolo contro l'aristocrazia, alla quale lo Czar lo condannava a pagare il riscatto delle terre, sollevarlo coll'offa d'impossessarsi di tutte le altre; e non lo tentaste nemmeno. Il popolo capisce i fatti e non le idee. Lo Czar colla concessione di terre ai contadini della Polonia ha tagliato per sempre i nervi alla rivoluzione polacca dandovi una lezione di politica, di cui non sapeste profittare. La Russia è un impero, dentro al quale cova una federazione: occorreva scatenarne i popoli nell'egoismo delle loro nazionalità abbandonandoli magari alle potenze limitrofe, delle quali l'avidità vi avrebbe servito contro lo czarismo. La Prussia, l'Inghilterra, l'Austria, la Turchia dovevano essere i vostri alleati. Frangete l'impero; distruggere è creare, poichè il nulla è una astrazione. Avevate oltre cinquanta sette religiose, nelle quali il delirio del dolore aveva rinnovato tutte le forme delle antiche demenze, e non vi sforzaste di avventarle sulla Ortodossia governata da un Sinodo, che è un senato in decadenza. La Russia conta anche adesso a centinaia di migliaia i vagabondi e i pellegrini: potevano diventare un esercito; ma non avete mai pensato che una battaglia perduta vale cento attentati riusciti, perchè una strage è sempre più importante di un omicidio. Vi chiudeste nella setta, v'innamoraste del mistero, e non componeste più che un album di quadretti politici, nei quali il solito congiurato tirava sbagliandolo sullo Czar, o la solita combriccola scavava un tunnel per la dinamite. Le vostre reclute anzichè dalle università dovrebbero uscire dalle caserme. Lo Czar può chiudere tutte le università chè gli studenti non insorgeranno: essi hanno bisogno anzitutto di laurearsi per guadagnare; ma che un villaggio si ribelli scannando il signore o incendiando le sue case, e la rivoluzione si propagherà. I reggimenti composti di mugiks diserteranno; il primo colonnello in rivolta diverrà generale della rivoluzione, i cosacchi possono fornire una cavalleria; abbiamo dozzine di nazionalità, assorbite non fuse, che si ridesteranno: abbiamo troppo poche strade in un territorio troppo vasto perchè il governo possa agire rapidamente nelle repressioni, abbiamo frontiere che tutti possono violare; l'Inghilterra vi fornirà denaro ed armi. Complicate dunque la guerra civile colla guerra federale, spingete gli uni al saccheggio e gli altri al campo, permettete tutto a tutti. Quando avrete distrutto la Russia dell'impero, potete essere ugualmente tranquilli: l'avvenire la ricostituirà, se vi spunti davvero un'idea moderna, della quale il mondo abbia bisogno.
— Voi siete russo?
— Sono uomo: la patria nega il mondo, io lo affermo.
— Diceste che il popolo non si batte.