Si presentarono gravi: Ogareff dopo le confidenze di Kriloff si manteneva in sussiego; nullameno, quando Loris gli espose tutto l'accaduto, il suo sangue giovane rifermentò.

— Ora tocca a noi agire, concluse Loris.

Ogareff approvò col capo; il difficile stava nel trovarne il modo. Per una rivolta occorreva un centro ed un nucleo, ma l'ostilità dei vecchi nichilisti, combinata colle persecuzioni della polizia, raddoppiava pericoli e difficoltà. Ogareff accettava con entusiasmo l'idea di una rivoluzione per capitanare una banda: parlò delle proprie terre, ma non credeva nè ai propri mugiks nè a quelli dei comuni, ove le sue terre erano incastrate. Il suo disprezzo per i mugiks era assoluto: avrebbe preferito reclutare gente fra gli operai di città, meglio capaci d'intendere la rivoluzione. Loris invece insisteva nel disegno di una rivolta campagnuola: solamente questa in Russia poteva essere vera. Il problema era d'aiutarla con armi e danaro, facendola trascendere così che nessuno, entratovi, potesse più uscirne.

La prima necessità era dunque di abbandonare Pietroburgo, e percorrere gli altri governi per trovarvi un focolare, sul quale soffiare. Loris domandò quanti giovani si raccozzerebbero a Pietroburgo, abbastanza forti per mettersi a questa impresa: bisognava fonderli in una nuova società, non averne molti, ma sicuri. Di quelli, che Loris aveva trovato in casa di Andrea Petrovich, non uno era da scartare: si poteva riposare tranquilli sulla loro fede, se non che erano poveri. A questo avrebbero parato i primi 150,000 rubli di Loris.

Udendo questa cifra, Ogareff ebbe un sorriso stentato.

Loris, che se ne accorse, gli tese la mano.

L'altro non comprese.

— Ogareff, disse Loris con calma severa ma senza minaccia, se i pregiudizi della vostra nascita vi fanno credere che io sia un ladro, siamo ancora in tempo per separarci. Noi siamo per tentare una rivoluzione unica nella storia russa: tutto è permesso, perchè tutto deve essere rinnovato. Io ho già rubato al giuoco ed uccisa una spia; sono pronto a tutto.

Ogareff gli strinse la mano.

— Scusate, Loris; vi ammiro, ma confesso francamente che non lo avrei fatto. Comprendo che abbiate uccisa quella spia, guai se non l'aveste fatto! era vita per vita. Quanto al giuoco... e si fermò.