— Capricci di donna! forse ritornerà, gli rispose Ogareff.
Loris salutò tutti con un ultimo inchino, ed uscì chiudendosi dietro la porta.
Raggiunse Olga nella strada deserta.
— Volete il mio braccio per ritornare a casa? le disse con perfetta cortesia.
Ella lo guardò incantata. Tanta padronanza di sè dopo quella scena, della quale conosceva tutta l'importanza avendo assistito alle comunicazioni di Kriloff e alla tempesta che n'era seguita, finì di soggiogarla: chinò modestamente la testa, ed arrossendo sotto il velo del berretto, che si era già abbassato sul volto per schernirsi dal freddo della notte, rispose volgarmente:
— Sarebbe troppo incomodo, signore.
— Se non è che questo, accettate dunque il mio braccio.
Proseguirono qualche tempo in silenzio, poi Loris le chiese coll'accento più tranquillo come il suo disegno fosse stato discusso. Olga tremava; gli raccontò tutta la scena: prima Kriloff, poi Ogareff avevano svolto il suo disegno di rivoluzione. Era stato un tolle generale. Ossinskj aveva chiesto improvvisamente chi fosse Loris: dicevano tutti di averlo conosciuto solamente quella sera in casa di Andrea Petrovich; Slotkin e Kriloff avevano dichiarato la loro amicizia con lui, accusandolo di stravaganza nei concetti rivoluzionari. Fedor aveva cercato, al solito, di aizzare la discussione dandosi l'aria di sostenere quella nuova guerra, ma si conoscevano Fedor e le sue declamazioni. Kepsky era scattato; solo Andrea Petrovich era rimasto meditabondo in silenzio, forse approvando nel proprio segreto; egli era un mistico dell'arte.
— Se ci fosse stato Lemm, proruppe Olga sollevandogli gli occhi in viso, vi avrebbe sostenuto.
— Lo conoscete bene?