— È un uomo senza sentimento.
Loris sorrise all'accento, col quale Olga aveva pronunciato questa definizione esprimendo tutta la propria antipatia per Lemm, e nullameno vantandolo ora perchè avrebbe convenuto nel disegno di Loris.
Questi le fece allora qualche complimento, poi suo malgrado ritornò sul discorso. Olga gli narrò quanto sapeva sul conto di tutti, senza rancore, con un abbandono di sincerità, nella quale si sentiva tutto il rispetto incondizionato, che le inspirava Loris. Quel gruppo era una delle mille arcadie, che pullulavano in ogni centro intellettuale russo; tutti gli studenti erano fanatici di rivoluzione o d'imperialismo. Kriloff e Slotkin solo avevano contatto coi veri nichilisti; gli altri passavano il tempo a teorizzare ogni qual volta si trovavano riuniti.
Il più generoso di tutti, il più capace di qualche risoluzione rivoluzionaria, era Ogareff.
— Un gentiluomo! le sfuggì.
— Ebbene, voi mi avete difeso, io vi accompagno: due piccoli servigi, che non ci frutteranno reciprocamente gran cosa. Ma, scusate, mi pare che allunghiamo la strada, disse Loris che, dandole il braccio, si lasciava guidare da lei.
Olga tremò e voltò a sinistra. Quando furono dinanzi alla sua porta, Loris ritrasse il braccio per lasciarla suonare il campanello. La strada era deserta: il rumore di una porta all'interno li avvertì che il dwornik aveva inteso la chiamata.
— Abitate al secondo piano?
Olga non potè rispondere; d'un tratto colla voce grossa:
— Partirete subito? domandò.