Loris ne profittò per ripassare dal banchiere, ma prima delle tre era già in casa ad attendere.

Lo sconosciuto fu puntuale.

Era un signore sulla cinquantina, molto magro, vestito con severa eleganza. Due grandi occhi neri sopra un naso camuso, che tradiva la sua razza tartara, rendevano anche più triste il giallo della sua faccia, alla quale due rade fedine lunghe e grigie davano un'aria signorile. Non portava baffi.

Si era inchinato leggermente dinanzi a Loris, seguendolo nel salotto. Quando si furono seduti sul divano, gli disse subito:

— Mi riconoscete?

Loris, che in quei pochi secondi lo aveva già studiato, rispose:

— Siete uno del Comitato; eravate a sinistra del presidente; riconosco l'anello, e gli indicò il sottile cerchietto d'oro, che portava all'anulare della mano sinistra.

L'altro ne convenne. Così seduto in faccia a Loris pareva anche più malandato: il petto gli si incurvava. Sotto i calzoni larghi due lunghe coscie magre gli facevano una figura più squallida, ma la sua faccia gialla si era fatta grave di pensiero.

Loris presentì una scena importante.

— Comincerò col dirvi il mio nome: sono il principe Vladimiro Gregorevich Tewceff.