— Il senatore?

— Sì.

Vi fu una pausa; il principe proseguì:

— Ora ci conosciamo; vengo a trattare con voi.

— In nome del Comitato?

— No, a nome mio.

— Aspettate: avete detto che ci conosciamo, ma ho inteso appena qualche volta pronunziare il vostro nome; che sapete voi di me? Il presidente, lo chiamerò così, mi ha detto dinanzi a voi che sono un figlio abbandonato di pope, studente, povero e solo; poi ladro di giuoco all'estero, ritornato finalmente in Russia per manìe letterarie. Sapete qualche cosa di più preciso sul conto mio?

— Poichè il Comitato vi ha ricevuto in seduta segreta, era ben informato sul vostro carattere. Ignoro le piccole vicissitudini della vostra vita, ma vi conosco abbastanza per giustificare a me stesso il passo che tento presso di voi.

Loris s'inchinò attendendo.

— Ieri sera esponeste il vostro disegno ad una riunione di studenti in casa del conte Ogareff: fu respinto.