— M'accorgo che è impossibile appagare la mia signora. La stagione teatrale comincia fra un mese; se questa vedova acconsente, farò disporre un arredo provvisorio da un tappezziere: per il momento bisognerà accontentarsene. Oggi è lunedì, sabato tutto dovrebbe essere terminato.
Combinarono che prima di mezzogiorno Loris andrebbe a prendere la risposta.
Allora corse subito in cerca di Sergio Nicolaievich Lemm, al vicino villaggio di Touchino sulla strada di Pietroburgo. Loris aveva noleggiato una telega a due cavalli, che andavano come ii vento; non mancava molto a sera quando giunse al villaggio. Fortunatamente riconobbe Lemm, solo, che passeggiava colla testa bassa, a mezza versta dalle prime isbe.
— Sergio Nicolaievich, gli disse rapidamente, sono sicuro che mi riconoscete. Bisogna che veniate subito con me a Mosca; ve ne spiegherò la ragione per strada.
Gli abiti del piccolo ebreo erano anche più laceri. Avrebbe voluto chiedere spiegazioni, ma l'altro si contentò di accennargli che si trattava di un'urgenza rivoluzionaria. Lemm corse al villaggio per avvisare la zia della propria partenza, e ne ritornò con un piccolo fagotto di panni, mentre Loris sulla strada faceva passeggiare i cavalli.
La sera stessa Lemm non era più riconoscibile. Loris lo aveva mandato in un grande magazzino di abiti, perchè vi si mutasse in un signore quasi elegante, dopo averlo costretto a tondersi i capelli e a radersi la barba. L'indomani Loris seppe dall'orefice che per cinquecento rubli la vedova, già decisa ad abbandonare Mosca per ritirarsi a vivere in campagna presso alcuni parenti del marito, era pronta a cedere l'appartamento, magari colla maggior parte dei mobili: questi non erano gran cosa di bello, ma aggiungendone qualche altro e con pochi restauri potrebbero servire provvisoriamente; l'appartamento era munito di tappeti. Loris andò. Un'ora dopo per mille e settecento rubli aveva comprato quell'appartamento; la vedova non ne asportava che gli abiti e la biancheria. L'appartamento, suprema follia del marito morto e per la quale egli aveva contratto gli ultimi debiti, era più che decente: si componeva di sei stanze e una cucina. Nello stesso giorno Lemm, per incarico di Loris, prendeva in affitto l'appartamento vuoto dell'altra casa in via ***, già occupato da un colonnello del 10.º reggimento granatieri traslocato a Pietroburgo; l'appartamento, più vasto e ammobigliato con gusto migliore, comprendeva anche una scuderia e una rimessa in un secondo piccolo cortile della casa.
Loris si faceva chiamare Boris Nicolaievich Perel; Lemm, conosciuto a Mosca da troppi studenti, conservava il proprio nome, spiegando la nuova fortuna col pretesto che la zia gli avesse anticipato in due mila rubli quasi tutta la propria eredità. Egli intendeva farsi dentista, spendendola in quell'impianto, per ottenere più presto una clientela fra i signori.
Lemm potè installarsi il giorno stesso, Loris non ottenne il proprio appartamento che alla fine della settimana. Olga Petrowna arrivò nel pomeriggio dello stesso giorno; alla stazione non v'era che Loris.
— Vi piaccio? gli chiese guardandosi il vestito e tremando in cuore di questo giuoco di parole.
— Questo fiore è troppo vistoso; nessuna signora lo avrebbe messo sopra un cappellino da viaggio.