— Ma pensate dunque a tutto?
— A molte cose certo: per esempio, non avete denaro. Eccovi due mila rubli, nella vostra nuova posizione dovete possederne; non li prodigate però. Domani tornerete da vostra zia per dirle che li avete vinti al giuoco, ma che vi pare più conveniente di confessare in pubblico di averli ricevuti da lei, poichè intendete stabilirvi a Mosca come dentista. Ritornate nella mattina; è necessario entro domani aprire la comunicazione fra i due appartamenti.
Quella notte la passò solo nel nuovo quartiere.
Si sentiva entrato in campagna contro tutto l'impero russo. Un immenso orgoglio gli gonfiava il cuore nella solitudine di quella casa, ove nessuno ancora lo conosceva e nessuno lo conoscerebbe nemmeno dopo l'attentato. Oramai il dado era tratto: se anche Lemm ed Olga dovessero abbandonarlo, agirebbe da solo; ma li aveva scelti troppo bene per temere d'esser tradito. Erano due spiriti fanatici. Lemm, polacco ed ebreo, covava nella coscienza tutti i rancori di una razza senza patria e senza libertà; il suo odio, avvelenato dalla educazione, era arrivato da tempo al parossismo settario colla partecipazione indiretta alla lotta dei vecchi nichilisti contro lo czar. I suoi eroi erano i rivoluzionari morti sul patibolo, i suoi veri compatriotti si trovavano in Siberia fra i deportati politici, in quell'immenso esercito di prigionieri accantonato nei villaggi ad enormi distanze, sepolti vivi nelle miniere, dispersi pei deserti nevosi, ma che riunendosi per un magico appello sarebbero bastati a rovesciare l'impero. Olga era un'anima assetata di amore, una popolana tratta da una eguale superbia plebea all'università, e che i dolori di una vita anormale avevano cacciato nell'orbita tragica della rivoluzione. La sua ragione, già squilibrata dalle tempeste della esistenza domestica, era stata travolta alle più terribili negazioni della critica demolitrice delle scuole ribelli, mentre i sentimenti le erano rimasti puri nel fondo del cuore. Credeva di odiare i ricchi, e invece non amava che i poveri; invocava l'esterminio dei potenti, che facevano soffrire, e appena li vedesse schiacciati sotto una rivolta dei deboli, chiederebbe forse la loro grazia. Loris si sapeva troppo adorato da lei per dubitare di poterla sempre dominare.
Finalmente si sentiva preso nell'opera propria. La stanchezza della lunga preparazione era scomparsa: solamente ora gli pareva di comprendere la nullaggine degli studi, nei quali aveva passato tanti anni che ne provava ancora la nausea nell'anima. A che studiare? La vita è opera; prima e dopo l'opera, il pensiero non è che sogno. Un uomo poteva contrapporsi anche solo ad un impero, deviandone la storia: ma nè Mosca, nè il resto della Russia sapevano ancora ciò che egli preparava loro.
Questa esplosione della fantasia gl'impedì per lunghe ore di addormentarsi. A un certo punto dovette scendere di letto per mettersi alla finestra, che dava sulla piazza, guardando la massa bruna del teatro, più vasta in quella tenebra della notte. La fissava come in duello, al momento di abbassare la pistola contro l'avversario. Ma l'immensa massa del teatro dormiva tranquilla nel buio, mentre invece dell'onnipotente indifferenza del giudice, che condanna, egli provava l'incertezza febbrile dell'assassino, che si stanca nell'agguato.
— Sarei anch'io un attore, che quel teatro esalterebbe come tutti gli altri? si disse d'un tratto con quella fredda ironia, che talvolta lo rendeva così terribile.
Si erano finalmente acquartierati.
Olga era stata ricevuta come la dama di compagnia della signora, che non tarderebbe molto ad arrivare. La moglie e la figlia del portinaio, due figure insignificanti, avevano accettato con entusiasmo l'offerta di entrare al loro servizio con uno stipendio provvisorio di dieci rubli al mese, finchè la signora giungesse colle proprie cameriere: ma Olga aveva lasciato intendere che la signora, malaticcia e soggetta ad improvvise e violenti simpatie, era a discrezione della prima persona, che le piacesse. La figlia del portinaio, ragazza di diciott'anni, Matrona Carpowna, non doveva venire che a rassettare l'appartamento e a pettinare Olga; quanto al pranzo, lo avrebbe fornito il trattore più vicino. Olga, di abitudini molto semplici, non aveva quasi d'uopo di cameriera. Per amicarsi la ragazza, dietro consiglio di Loris, cominciò dal farsi accompagnare in un magazzeno da sarta, e le regalò un vestito.
Lemm aveva preso un vecchio soldato, rimasto senza nè mestiere, nè padrone per la triste abitudine dell'ubbriachezza. Lo aveva trovato una mattina passeggiando nel Giardino del Romitaggio: il soldato gli aveva chiesto un mozzicone di sigaro, facendo il saluto militare; l'altro finì col condurselo a casa. Il vecchio, che avendo servito nella cavalleria adorava i cavalli, quando seppe dal padrone il proposito di comprare una pariglia di trottatori, stentò a contenersi: in quella prima effervescenza promise di non ubbriacarsi quasi più.