[59.] Chiala, IV, pag. 72.
[60.] Pio IX, quando avvenne l'annessione delle Legazioni e dei Ducati alla monarchia costituzionale del Re Vittorio Emanuele, colpì con l'arma «addirittura medievale», cioè con la scomunica maggiore, pubblicata il 26 aprile 1860, invasori, usurpatori e complici. Vedine il testo per esteso nell'opera del De Cesare, Roma e lo Stato del Papa, II, pagg. 8-13.
[61.] Ripeto a voi ciò che stampiamo da ormai due anni. Non si tratta più di Republica o di Monarchia; si tratta di Unità nazionale — d'essere o non essere — di rimanere smembrati e schiavi della volontà d'un despota straniero, francese o austriaco non monta, o d'esser noi, d'essere uomini, d'essere liberi, d'essere tenuti siccome tali, e non siccome fanciulli tentennanti, inesperti da tutta Europa. Se l'Italia vuole essere monarchica sotto Casa Savoja, sia pure. Se dopo vuole acclamare liberatore e non so che altro il Re e Cavour, sia pure. Ciò che tutti or vogliamo è che l'Italia si faccia: e se deve farsi, deve farsi per ispirazione e coscienza propria, non dando carta bianca, pei modi, a Cavour ed al Re, e rimanersi inerti ad aspettare.
[62.] Giambi ed Epodi, in Confessioni e Battaglie.
[63.] Il D'Azeglio, con geniale intuito, aveva compreso come fosse fatale procedere oltre. Ciò non era però nelle sue convinzioni filosofiche, politiche, storiche. Federalista e credente convinto, anche per altre ragioni psicologiche e morali, esitava davanti ad una non maturata unità nazionale. Del '53 non di malincuore lasciò il posto di ministro al Cavour. «Vado ruminando come si potrebbe fare per rendere a Cavour utile questo viaggio, nel senso di domare il poledro e renderlo sensibile all'uso del tiro per il carro dello Stato»: e altrove: «Vorrei che per il '53 Cavour fosse diventato capace e possibile e venisse l'ultima scena, nella quale si vedesse me precipitato negli abissi ed il Pansciotel elevarsi fra le nubi e i fuochi di Bengala: dopo di che si calerebbe finalmente il sipario e potrei andare in camerino e spogliarmi».
[64.] Stéfane-Pol, La jeunesse de Napoléon III. Correspondance inédite de son précepteur Philippe Le Bas, pagg. 6 e 7.
[65.] È noto anche ai non dotti di storia, che la paternità del re d'Olanda fu messa in dubbio, anzi più che in dubbio, fu esclusa. Già dalla nascita di questo secondogenito la regina Ortensia, figlia di Giuseppina Beauharnais, ed il re d'Olanda vivevano in dissidio, nè più si riconciliarono. Vari padri furono dati a Napoleone III. Ricordiamoli: l'ammiraglio olandese Verhuel, e fu quegli che si ritenne più certo, anche perchè un riflesso etnico apparirebbe nell'indole flemmatica di Napoleone III; poi Flahaut, che fu padre del duca di Morny, suo fratellastro, l'esecutore tecnico, per così dire, del colpo di stato; poi il conte di Rylan, ed altri. Ciò in verità fa troppo triste onore alla galanteria della regina Ortensia: il vero è che nulla si può dire di certo e la tomba di quella appassionata donna è ben muta. Il Lebey, tuttavia, nel suo recente e rigoroso studio Les trois coups d'état de Louis Napoléon Bonaparte, con accurata e lunga analisi assolutamente obbiettiva, esclude in via assoluta il Flahaut, e questo è molto interessante, cioè che Luigi Bonaparte non sia stato generato da chi generò quell'ignobile figura del duca di Morny: esclude pure gli altri, propende per l'ipotesi più morale, cioè che egli sia realmente figlio del re d'Olanda, Luigi Bonaparte. Grave obbiezione a questa onesta ipotesi è che la maschera fisica dei napoleonidi, così caratteristica, così indistruttibile, difetti in Napoleone III: qui la questione spetta ai fisiologi. Vero è d'altronde che dai rapporti tra padre e figlio, devoti e buoni specialmente da parte di quest'ultimo, sembrerebbe non essere in essi dubbio alcuno che il loro reciproco essere legale corrispondesse a quello fisiologico. Più notevole è il fatto che Napoleone I non avrebbe tanto prediletto questo suo nepote, se in lui fossero sorti dubbi sull'esistenza di sangue napoleonico nelle vene del piccolo. Anche l'Hübner (I, pag. 78), disposto a bene accogliere ciò che può essere disdoro di Napoleone III, non dubita della paternità del Re d'Olanda, «di cui Luigi Napoleone è figlio, checchè se ne dica in contrario, secondo l'opinione unanime di quelli che vissero nell'intimità della Regina Ortensia».
[66.] Carlo Luigi Napoleone Bonaparte, secondogenito di Luigi Bonaparte, re d'Olanda, e di Ortensia di Beauharnais, nacque alle Tuileries il 20 aprile 1808. Il Monitore dell'Impero, ne annunciava la nascita il 21 aprile. Fu tenuto al fonte battesimale a Fontainebleau dallo stesso Imperatore.
[67.] Nel 1817 la regina Ortensia, che assunse nell'esilio il nome di contessa di Saint-Leu, comperò in Isvizzera, presso il lago di Costanza, una villa che nei nostri libri, seguendo la letterale enfatica espressione francese, è detta castello, il castello di Arenenberg. Ma castello non è: è una casa a tre piani, molto modesta, col tetto acuminato al modo svizzero. Fu pagata 30 000 fiorini. Questa solitaria villa fu la consueta dimora estiva di Ortensia e dei figli. Quivi ella morì. Nei mesi d'inverno la famiglia soleva trasferirsi a Roma (villa Paolina), nella quale città sopraviveva l'ava Letizia, mater regum, come fu detta; ed a Firenze.
[68.] Stéfane-Pol, La jeunesse de Napoléon III. Correspondance inédite de son précepteur, Philippe Le Bas (de l'Institut).