[49.] Ib., IX, CV.
[50.] De La Rive (Chiala, I, CVIII).
[51.] Massari, Il conte di Cavour, pag. 288.
[52.] Bonfadini, Vita di Francesco Arese, pag. 182.
[53.] Bonfadini, Vita di Francesco Arese, pag. 297.
[54.] Mazzini, Scritti, Vol. X, pag. 59.
[55.] La guerra! La guerra immediata, senza indugio! Vedi L'ora suprema della Monarchia Sabauda, e per questo senza indugi, confronta il Cattaneo, Dell'insurrezione di Milano nel 1848 e della successiva guerra.
[56.] L'Europa è così avvezza a ostentare incredulità quando gli Italiani parlano d'unione, di concordia, che vale meglio non fare l'annessione che subordinarla a patti deditizi. Chiala, IV, VI, pag. 56 (Lettera al Carini). — Vedi anche la ben terribile lettera del Cavour (Chiala, IV, pagg. 2, 4), in cui dice di essere disposto a tutto, pur di non lasciarsi sottrarre la conquista garibaldina di Napoli. Vedi Il Risorgimento Italiano, N. 1, genn. 1908.
[57.] Chiala. IV, pag. 32. «Cavour concepì il disegno di annullare con un colpo improvviso l'esercito della ristorazione di Lamoricière, poi di effettuare l'unione del Mezzogiorno, e così salvare, con l'unità d'Italia, anche l'autorità della Corona. Egli stesso considerò più tardi questo suo ardito pensiero come il migliore titolo della sua gloria: la Monarchia era perduta se noi non eravamo presto al Volturno. Il 28 agosto 1860 Farini e Cialdini furono ricevuti dall'Imperatore Napoleone a Chambéry; essi gli rappresentarono che l'esercito leggittimista della Curia minacciava il suo trono stesso; che Garibaldi voleva chiamare a sè Chasras l'antico avversario di Napoleone, che la spedizione del Veneto diventava una necessità, appena Garibaldi movesse sopra Roma. E allora che cosa accadrebbe di ogni ordine civile, se la Monarchia non istrappava il pugnale dalle mani del partito d'azione? Così stretto e messo al muro, Napoleone non osò opporsi, ma il famoso faites, mais faites vite, che gli fu posto in bocca, non lo ha detto.» — Enrico de Treitschke, Il conte di Cavour, traduzione di A. Guerrieri-Gonzaga, Barbera. 1893. «In quell'occasione, scrive il De Cesare (II, pag. 58), l'Imperatore si lasciò penetrare forse anche troppo, e il genio politico di Cavour intuì di potere osare.»
[58.] Chiala, IV, pag. 37.