Giuseppe Mazzatini, in un suo scritto: I moti del 1831 a Forlì, aggiunge queste interessanti notizie, che comprovano quanto dicemmo, cioè come il sentimento della gratitudine e della memoria fosse vivace nell'animo di Luigi Napoleone: dopo un anno, quando nel '32 era nella Svizzera, così scrisse il 18 luglio al Baratti: «La lettera che avete scritta, mi ha fatto gran piacere, giacchè mi rincresceva di essere privo da lungo tempo delle vostre notizie. Vi avrei prevenuto molto avanti se non avessi temuto che un semplice atto d'amicizia male interpretato vi arrecasse dispiaceri, mentre sentiva il bisogno di esprimervi la mia riconoscenza per la testimonianza d'affetto che mi avete dimostrato in circostanze per me sì luttuose. Credete che non dimenticherò mai le vostre premure per alleviare il mio dolore. Dopo molti penosi viaggi a traverso la Francia e dopo il soggiorno di alcuni mesi in Inghilterra, siamo alfin giunti in Svizzera dove passiamo una vita tranquilla da un anno a questa parte. Mia madre m'incarica di farvi i suoi complimenti e la sua salute è adesso soddisfacente. Adesso io godo buona salute, benchè abbia sofferto lungo tempo di diverse malattie. Addio, caro signor Baratti; credete alla mia amicizia. — Louis N.» Curiosissima fra l'altre, è la lettera (io ne ho vista la minuta) che, testimonianza della loro amichevole relazione, il Baratti scrisse il 29 dicembre del '49 a Napoleone: dopo molti complimenti, gli diceva: «L'Italia esulta che la Francia si sia scelto spontaneamente per capo chi ha più degli altri ereditato dal grande Uomo l'istinto alla grandezza e alla gloria. L'Italia vi ha conosciuto e confida». A Forlì si va tuttora ripetendo che il principe Napoleone morì di veleno: il figlio del Baratti, che ricorda benissimo i due fratelli a Forlì, nega ogni valore a questa voce; e i cronisti, indiscutibilmente veridici, come il Calletti e il Baccarini, sono d'accordo nel dichiarare la natura della malattia. A Forlì vive il figlio di G. B. Baratti che conobbe i due fratelli nel '31 ai Bagni di San Piero in Bagno e fu amatissimo dalla vedova e da Napoleone III: questi, anzi, mortogli il fratello, fu ospitato da lui che abitava presso all'albergo. Il signor Baratti conserva il bicchiere che aveva seco il principe Napoleone Luigi: è di cristallo di Boemia ed ha nel centro, entro a una targa di cristallo, il ritratto di Napoleone I coronato d'alloro. Oltre una tabacchiera di tartaruga, con tre piccole medaglie di bronzo sul coperchio, rappresentatevi Ortensia, Giuseppina ed Eugenia, possiede un medaglione d'oro che racchiude entro a un cerchio di capelli una N pur fatta di capelli: fu dono della vedova, e i capelli sono del principe. Del quale, fra il carteggio che il Baratti ebbe colla famiglia Bonaparte, ho ritrovato solo questo biglietto, senza data ma del '31, ed a lui diretto: «Sono dispiacentissimo di non aver trovato in Forlì la mia conoscenza di San Piero in Bagno. Il conte Saffi sta benissimo e si è fatto onore molto in uno riscontro che abbiamo avuto con dei briganti in Sabina a 18 mille (sic) di Terni. Napoléon L.»
[118.] André Lebev, Les trois coups d'état de Louis Napoléon, pag. 30. Da un ms. della Regina Ortensia, ora presso l'Imperatrice Eugenia.
[119.] Pierre De Lano, L'Empereur, pag. 44 e seguenti.
[120.] Memorie, Vol. II, pag. 203. Vedi del Guizot l'acuto giudizio che dà l'Hübner, II, pag. 85.
[121.] Le parole di prelazione all'opera Storia di Giulio Cesare, apparsa in due volumi magnifici nel '65, furono scritte da Napoleone III nel 1862, dopo la guerra di Crimea, dopo che la campagna d'Italia collocava l'Impero arbitro d'Europa; nè di quella campagna apparivano le conseguenze funeste all'Impero, come apparvero poco dopo; di che vedasi il vol. IV del De La Gorge, Histoire du Second Empire. Questa prefazione ha l'aria di essere una smentita a V. Hugo e potè considerarsi come un'astuzia politica, per nascondere che
dal delitto
trasse il diritto, e dal misfatto il fato,
come scrisse il Carducci. Oggi in verità non appare che come documento della nobile allucinazione della sua mente. In essa è detto: «Quando la provvidenza suscita uomini come Cesare, Carlomagno, Napoleone, è per tracciare ai popoli la via da seguire, segnare con il suggello del loro genio un'êra novella, compiere in qualche anno il lavoro dei secoli. Felici i popoli che li comprendono e li seguono! Sventura a quelli che li misconoscono e li combattono!
Nè l'assassinio di Cesare, nè la prigionia di Sant'Elena hanno potuto distruggere per sempre due cause popolari, rovesciate da una lega, coperta sotto la maschera della libertà e così si avvera ogni giorno, dal 1815, la profezia del Prigioniero di Sant'Elena: quante lotte, e sangue, e anni non abbisogneranno, perchè il bene che io volevo fare all'umanità possa avverarsi!»
[122.] Stéfane-Pol, pag. 367.