[133.] Ib., I, pagg. 46, 47.
[134.] Ib., I, pag. 49.
[135.] Ib., I, pag. 46.
[136.] Hübner, I, pag. 51.
[137.] Ibidem, I, pag. 47.
[138.] «Ai dì nostri l'etichetta non si fa accettare, se non quando essa si perde nella notte dei tempi.» (Hübner, II, pag. 82.) Conforme a questo dell'Hübner è il giudizio del nostro Azeglio (Bonfadini, pag. 122): «Queste aquile e aquilotti, quelle Tuileries, questo Roi Jérôme, che torna a galla, non mi finiscono di piacere: e mi par di vedere che tutta l'Europa rizza le orecchie se mai scoprisse dei progressi di courir des aventures, un po' troppo grossi».
[139.] Machiavelli, Istorie fiorentine, dove parla di Corso Donati.
[140.] Cap. VI.
[141.] De Lano, L'Impératrice, pag. 206.
[142.] Enrico Conneau, medico, nato a Milano (1803-1877), amico sino alla devozione di Luigi Napoleone, con cui partecipò la prigionia, volontaria, ad Ham. Fautore della causa d'Italia. Coi nomignoli di Garibaldi, Bertani, era chiamato alle Tuileries. Vedi lettera riportata a pag. 106.