[153.] Maria Sofia di Baviera, sorella di Elisabetta Imperatrice d'Austria, andò sposa a Francesco, duca di Calabria, poi re di Napoli. Di queste infelici nozze, vedi R. De Cesare, Roma e lo Stato del Papa.

[154.] Documento notevole sono queste ultime parole di Ferdinando Borbone: «Il Signore in questo momento mi dà la grazia di essere tranquillo e di non soffrire alcun dispiacere di distaccarmi dalle persone e dalle cose più amate. Lascio il Regno, le grandezze, onori, ricchezze, e non risento dispiacere alcuno. Ho cercato di compiere, per quanto ho potuto, i doveri di cristiano e di sovrano. Mi è stata offerta la corona d'Italia (allude ai Bandiera?), ma non ho voluto accettarla; se io l'avessi accettata, ora soffrirei il rimorso di avere lesi i diritti dei sovrani e specialmente poi, i diritti del Sommo Pontefice. Signore, vi ringrazio di avermi illuminato». (R. De Cesare, La fine di un regno, I, pag. 437.)

[155.] Francesco II salpò da Napoli per Gaeta la sera antecedente all'arrivo di Garibaldi.

[156.] Questo provvisoriamente: le nozze quasi imposte dell'amato cugino, Principe Napoleone con la figlia di Vittorio Emanuele (la seconda parte della lettera è tutta una faticosa perorazione affinchè il Re conceda la figlia giovanissima a questo epicureo, oramai quarantenne, tipo napoleonico singolare, schernitore acuto di uomini e cose, e ne fu schernito col brutto nomignolo di Plon-plon), e l'andata di lui in Toscana nel '59; e la tendenza di Napoleone III a ricopiare il Primo Impero; e la sua illusione di potere sempre cogliere due piccioni ad una fava, fanno pensare che fosse ne' suoi disegni futuri un regno napoleonico in Toscana. Ma l'incertezza è, in verità, il carattere più spiccato di questa federazione.

[157.] Luisa, principessa di Borbone-Artois (1819-1864), vedova di Carlo III, trucidato per giusta pena delle sue follie libertine, reggente pel figlio Roberto. Essa, con proclama del 9 giugno 1859, abbandonava Parma, riservando tutti i diritti del figlio che affidava «alla giustizia delle grandi potenze ed alla protezione di Dio». È noto come a Napoleone III stesse a cuore di non creare nuova materia di avversione, che già tanta ve n'era, nell'aristocrazia legittimista borbonica contro di lui.

[158.] Dato il concetto federale da cui moveva Napoleone III e che era nei suoi convincimenti, come vedremo dall'esame dell'opuscolo Napoleone III e l'Italia, e poi a Villafranca, la sostituzione della casa di Giovachino Murat a quella borbonica, non deve far meraviglia. Anche l'Ulloa ed altri napoletani propendevano, del resto, per tale mutamento, ed all'Imperatore doveva parere inoltre giusta vendetta del fucilato Murat.

[159.] Mazzini, Scritti, X, pag. 86.

[160.] Ib., Scritti, X, pag. 87.

Il Carducci, che fu avverso quanto altri mai a Napoleone III, e non eccessivamente tenero del conte di Cavour, scrisse: «Napoleone III non pensò certo a un regno d'Italia di cui coronarsi egli come Carlo Magno e il primo Napoleone: troppo erano diversi i tempi, se anche a lui benigni e opportuni: ma certo aveva vagheggiato un regno murattiano a Napoli e un bonapartiano in Etruria; e con molto rimpianto dovè scuoter via il bel sogno d'una confederazione italiana sotto la presidenza del pontefice. Camillo di Cavour non aveva ancora abbracciato tutta l'idea dell'unità come fece indi a poco; ma che che ne paresse ai democratici ed anche ad Alberto Mario, il conte non si voleva tra i piedi regni murattiani o bonaparteschi». (Alberto Mario, scrittore e giornalista.)

[161.] I. Artom, Il conte di Cavour in Parlamento, pag. XLVI.