[182.] Th. Martin, Life of the Prince Consort, pag. 357. Buon esito ebbe, invece, il prestito interno; e il Cavour se ne compiace col suo solito, forte lepore con Emanuele D'Azeglio, ambasciatore del Re in Londra (7 marzo 1859): «Il nostro prestito (interno) ebbe il più bel successo dopo il rifiuto di tutti i grandi banchieri d'Europa ad occuparsi di tale cosa. È uno spettacolo commovente vedere la premura dei piccoli nostri capitalisti nel venire a portare le loro piccole economie al governo. Questo fatto accoppiato all'emigrazione crescente della gioventù lombarda che accorre sotto le nostre bandiere, deve provare, mi sembra, che il sentimento nazionale non è un'invenzione di quella testa pelata del conte di Cavour».
[183.] Il 1.º aprile del '59 il Mazzini, dopo aver detto che «l'opinione della Francia, tranne l'esercito, è avversa alla guerra», dopo avere ricordato le relazioni dei prefetti e dei capi di gendarmeria contrarie alla guerra, il silenzio di Parigi all'arrivo dei novelli sposi, il principe Napoleone e Clotilde, figlia di Vittorio Emanuele ecc., scrive: «la Francia repubblicana è risolutamente avversa ad una guerra che, trionfante, deve estendere l'imperialismo al di fuori; sfortunata, spargerebbe nuova vergogna sulle armi francesi e rinnovellerebbe forse le invasioni del 1814 e 1815». Vol. X, pag. 269.
[184.] Daniele Manin, sacrificando alle necessità l'idealità republicana, ebbe il concetto «dell'alleanza della monarchia e della rivoluzione» (espressione di Garibaldi, vedi il Risorgimento italiano, N. 1, art. 1.º); da cui il motto: Italia e Vittorio Emanuele, da cui la Società Nazionale Italiana, abilmente adoperata dal Cavour.
[185.] Hübner, II, pag. 79. Il titolo di conte è posteriore. L'Hübner ebbe da prima il titolo di barone. Del '48 fu mandato dal Metternich a Milano onde trovar modo di sedare, accordandosi col vicerè e col Radetzki, l'agitazione prodotta dalla politica di Pio IX. Fu sorpreso dalla Rivoluzione del marzo. Autore di una pregiata opera storica su Sisto V.
[186.] Hübner, II. pag. 262 e seguenti. «Durante tutto quest'anno (1857) l'Imperatore Napoleone non m'ha mai rivolta la parola, perchè egli non è abbastanza padrone di sè, nè abbastanza abituato al trono per sapere che è indegno di un sovrano tenere il broncio». (II, pag. 80.)
[187.] Hübner, II, pag. 270. Drouyn de Lhuys (1805-1881) uomo politico francese, più volte ministro degli Esteri. NB. Tutta questa narrazione è fedelmente riassunta dalle interessantissime memorie dell'Hübner.
[188.] Hübner, II, pag. 280. La fredda, ostile accoglienza che Parigi fece a Clotilde, novella sposa, figlia di Vittorio Emanuele, avrebbe «esasperato l'Imperatore». (Hübner, II, pag. 278.) «Noi non salutiamo la piccina perchè essa ci porta la guerra, avrebbero detto gli operai.» (II, pag. 277.)
[189.] Hübner, II, pag. 283.
[190.] Th. Martin, Life of the Prince Consort, IV, pag. 357. «Nel famoso discorso di Bordeaux Luigi Napoleone, presidente della Republica, aveva detto: L'empire c'est la paix. Rothschild voltò la frase: La paix est l'empire, ententez-fous? disse all'ultimo ballo di corte ad uno dei ministri. Ententez-fous? bas de paix, bas d'empire! Il generale De la Roux ebbe il coraggio di ripetere il motto all'Imperatore, che non rise.» (Hübner, II, pag. 273.)
[191.] Di questi passi, alcuni notissimi e ripetuti, vedi Chiala, III.