[271.] Chiala, VI, pagg. 376-380. Queste apprensioni del Cavour hanno il loro perfetto riscontro in Mazzini (X, pag. 273): «I governi irritati del nostro averli costretti ad agitarsi, a tremare, ad armarsi per nulla, s'adoprerebbero a frenarci come perturbatori perpetui senza intento determinato: i Popoli che ieri guardavano in noi come in Popolo iniziatore, imparerebbero a sprezzarci come chi minaccia e non osa. Tolga il cielo tanta vergogna. Un popolo che ottiene fama di codardo è spento per sempre».
[272.] Lettera di Villamarina al Cavour, 17 gennaio 1858, in N. Bianchi, Storia documentata, VII, pag. 391.
[273.] De La Gorge, II, pag. 347 e segg.
[274.] Op. cit., II, pag. 350. Vedi anche le Memorie di Claude, capo della Polizia sotto il Secondo Impero, I, pag. 357.
[275.] Chiala, VI, pag. 197.
[276.] De La Gorge, op. cit., II, pag. 353.
[277.] Pierre De Lano, L'Impératrice Eugénie, pag. 99.
[278.] Ib., pag. 100.
[279.] Ib., pag. 100.
[280.] Lettera all'Arese del 26 agosto '59. Vedi Bonfadini, pagina 186. Il Bonfadini vi aggiunge in nota: «L'augusta donna non prevedeva, sotto l'impressione dei suoi sdegni vivaci, che tre dipartimenti francesi, oltre il rimborso di sessanta milioni, avrebbe guadagnato l'Impero tenendo fede alle stipulazioni di Plombières»; e su questo punto dovrebbe cessare ogni discussione. Napoleone III o la Francia, avendo poi chiesto un pagamento, e questo essendo stato fatto, la partita si deve ritenere chiusa. Nei libri di ragioneria non esiste, in fatti, il capitolo riconoscenza. Se non che il supporre la guerra d'Italia fatta a questo scopo, è supporre cosa troppo semplice.