[281.] Pierre De Lano, La Cour de Napoléon, pag. 225.

[282.] Lettera al Principe Consorte di A. Thiers del 22 marzo: «L'Imperatore, non ha che un fine, che un'idea fissa: arrivare alla guerra, pur parlando di pace». Chiala, III, LXXVIII.

[283.] «L'Imperatore, non ostante avesse aderito al congresso, nel suo intimo, desiderava ardentemente la guerra.» Chiala, III, CX.

[284.] Dispaccio di lord Cowley a lord Malmesbury. Chiala, III. Vedi anche Kossuth, Souvenirs.

[285.] De La Gorge, op. cit., III, pag. 9.

[286.] Umiliare l'Austria; consolidare col prestigio della gloria militare il trono usurpato; cattivarsi la benevolenza dei republicani, sostenendo un'idea generosa; sostituire in Italia l'influsso imperiale a quello dell'Austria. Convincere anche di mendacio Vittore Hugo che aveva detto: «Voi non avete guadagnato che la battaglia di Satory» (campo di manovre dove la cavalleria aveva acclamato Imperatore il Presidente della Republica), e Mazzini, che aveva detto: «Voi amate bensì le uniformi di parata, corrusche d'oro, ma dubito che siate atto a condurre solo alcuni reggimenti». A questa velleità di duce supremo allude anche l'Hübner. Fu anche detto: La guerra d'Italia, per effetto di vincoli settari, si presentava come una cambiale non prorogabile: bisognava pagare, e la pagò in fretta, per liberarsi da questo impegno. Ma più forse che i vincoli settari, l'impegno di Plombières, che Cavour veramente agitò come una cambiale. Il programma di Napoleone I dei confini della Francia: il Reno e le Alpi. Il De Lano accerta esistere un ms. dell'Imperatore e col titolo: Perchè feci la guerra d'Italia.

[287.] L'Orsini, uccidendo Napoleone III, si riprometteva, insieme con la vendetta di Roma, la republica in Francia; dal quale mutamento sperava utilità per l'Italia. I dispareri col Mazzini, la impulsività del carattere, la tristezza dell'esiglio incitarono il trapasso dal pensiero all'opera. Fallita questa e vistosi perduto, volle o fu confortato a volere, che il suo sangue, consacrato alla causa d'Italia, non fosse sparso invano. Da ciò la lettera all'Imperatore.

«Vostra Maestà — diceva — si ricordi che gli Italiani, tra i quali era mio padre, versarono con gioia il loro sangue per Napoleone il Grande: si ricordi che gli furono fedeli sino alla sua caduta. Vostra Maestà non respinga la voce suprema d'un patriota sui gradini del patibolo: liberi la mia patria, e le benedizioni di 25 milioni di cittadini la seguiranno nella posterità».

Dopo l'attentato dell'Orsini l'Hübner voleva sapere se era vero che «l'Imperatore avesse l'imaginazione colpita» (Hübner, II, pag. 285); e al Cavour sono attribuite queste parole: «Per l'Imperatore, Mazzini è uno dei suoi più feroci nemici: gli spedisce ogni tre mesi degli assassini: una specie particolare di pazzia» (Chiala, III, CV). Il proposito di Napoleone di graziare l'Orsini è stato messo in dubbio; anzi, negato dal nobile Carlo di Rudio (Resto del Carlino, 4 ottobre 1908), il quale riferisce particolari interessanti, ma molto contestati e contestabili, sull'attentato. Ma della volontà di graziare l'Orsini non può cadere dubbio (vedi anche Hübner). Altre deduzioni si potrebbero fare se risultasse che la polizia austriaca sapeva in antecedenza dell'attentato (vedi Bonfadini, op. cit., pagg. 173-176 e Prefazione alle citate Memorie del Griscelli, Loescher, 1908). Avvenuta la pubblicazione delle lettere dell'Orsini nella Gazzetta Piemontese, scrive l'Hübner: «I giornali di Parigi non hanno osato riprodurre gli ultimi scritti dell'assassino, che l'organo del signor Cavour raccomanda come modello alla gioventù italiana». Specialmente perchè la provenienza dovrebbe significare qualche cosa, ristampo questi passi di lettera che da Parigi Amilcare Cipriani, non inferiore al Rudio per audacia rivoluzionaria, ma coscienza insospettata, scriveva il 17 settembre 1906 al signor Paolo Mastri e che fu edita nel Resto del Carlino (17 settembre 1908):

«.... la prima lettera che scrisse all'Imperatore, questi, profondamente impressionato e commosso, per tentare di salvarlo e servire in pari tempo la causa italiana per la quale l'Orsini si era sacrificato, per l'intermediario di Pietri, la fece recapitare a Jules Favre difensore dell'Orsini stesso, acciocchè la leggesse dinnanzi alle Assise, ciò che fu fatto.