[363.] Vedi Chiala, VI, pag. 398. Il Walewski si oppose alla citata frase del proclama imperiale in cui si accennava all'Adriatico. L'Imperatore contraddisse all'interpretazione che il conte Walewski dava a quel passo, che, secondo lui, era la semplice dichiarazione di un'opinione, ma non lo legava per nulla a sostenerla con la spada. (Vedi Chiala, III, CLII, che toglie dal Martin, op. cit., pag. 435.)
[364.] Le frontiere del Reno per timore d'invasione della Prussia, non potevano essere sguarnite.
[365.] Hübner, II, pag. 275: «Gli armamenti si fanno con mollezza e su piccole proporzioni; ...i lavori di guerra si eseguiscono a pezzi e bocconi, conseguenza naturale della mancanza di fondi, che non si sono ancora voluti chiedere al corpo legislativo: ma mi sembra anche ravvisarvi un riflesso delle incertezze che regnano nelle alte sfere del potere». Informazioni al Buol.
[366.] La guerra d'Italia, scritta dal corrispondente del Times al campo franco-sardo. Ed. Perin. Paris, rue de Solferino, 1860, cap. I. (Obbiettiva e completa narrazione.)
[367.] Bollettino austriaco.
[368.] Vedi nota [pag. 332].
[369.] Chiala, III, CXCVI. Il corrispondente del Times (op. cit., pag. 39) aggiunge: «Come storico fedele l'autore deve però riferire che tanto al quartier generale, quanto nell'esercito francese grande fu in quella sera (Magenta, 4 giugno) e per qualche tempo dopo, l'indignazione contro la tardanza dell'esercito sardo, attribuita a varie cause da varie dicerie, che furono poi dimenticate nel rapido corso degli avvenimenti. Sonvi però alcuni fatti che spiegano più naturalmente la tardanza dell'esercito piemontese». Il signor Labadini di Milano, accuratissimo raccoglitore delle memorie intorno alla guerra del '59, mi accerta che il ritardo provenne dall'insistenza di Mac-Mahon affinchè le due divisioni Fanti e Durando dovessero seguire non precedere la brigata Ducaen. Il Fanti contribuì poi efficacemente in fine della battaglia di Magenta. Vedi anche Bazancourt, I, pag. 186, ove dice che il ritardo del Fanti fu «suo malgrado».
[370.] Detto anche ponte di Buffalora sul Ticino, da non confondere col ponte omonimo sul Naviglio.
[371.] L'esercito austriaco si trovava in uno stato di dispersione press'a poco come l'esercito alleato. Il IX corpo era intorno a Pavia, fuori della zona d'azione: l'VIII a Bereguardo, il V e il III e la divisione Lilia del VII, stabilita a Castelletto, avrebbero dovuto compiere una forte marcia per raggiungere il nemico. Disponibili per la battaglia immediata erano il I ed il II corpo, stabiliti a Magenta e la divisione Reischach del VII corpo a Castellazzo dei Barzi. A ciò si aggiunga la stanchezza per l'improvvisa marcia al di qua del Ticino. Solo alla sera del 3 Giulay ebbe compiuto questo movimento. Stabilito ad Abbiategrasso, il suo piano era di rimontare al nord e cogliere di fianco i franco-sardi in quel che movevano verso Milano. In tali condizioni non poteva avvenire a Magenta che una battaglia parziale. Tale essa fu, ma terribile.
[372.] Bazancourt, I, pag. 183. Mac-Mahon fu nominato maresciallo sul campo. Ma si ritiene che suo precipuo merito fu l'aver vinto. NB. Quanto alle ore, v'è molta discordanza.