[373.] Mac-Mahon sorpreso da inattese grandi forze nemiche dovette sospendere l'attacco di Buffalora e retrocedere; avvertire (e si recò egli stesso, cavaliere audace e generale imprudente) del pericolo di essere tagliato fuori, l'Espinasse che moveva con altra colonna. Solo più tardi potè riprendere l'attacco di Buffalora: quindi egli ed Espinasse mossero con meravigliosi assalti su Magenta. Quivi Espinasse incontrò la morte.
[374.] Al ponte di San Martino.
[375.] Op. cit., III, pag. 51.
[376.] Cler prende con sè qualche compagnia: dispare per riconquistare il terreno perduto al di là del Ponte Nuovo sul Naviglio tra il fumo della fucilata. Ma presto le sue colonne piegano. Si distingue un cavallo senza cavaliere che galoppa fra le file scompigliato e viene ad abbattersi sul ponte. È la puledra di Cler! esclama Mellinet. Nel tempo stesso sopraggiunge il suo ufficiale d'ordinanza, Tortel. Dice: Cler fu ucciso fra i soldati. Mentre parla, un proiettile stende lui pure morto al suolo. Espinasse è sceso da cavallo. Dice: Su questo suolo, lubrico di sangue, più non si regge! Alla testa dei suoi zuavi, percuote furioso del pomo della spada contro le imposte di una casa asserragliata all'ingresso di Magenta, difesa da 300 tirolesi. Sfondate questa porta, miei bravi! È steso morto da una fucilata.
[377.] Gli scrittori di cose militari appuntano tanto il mancato inseguimento degli alleati, quanto il ritirarsi del Giulay, il quale avendo intatti due corpi d'armata, poteva francamente rinnovare la battaglia il dì seguente. Il Giulay scrive che così intendeva di fare, ma che avendo inteso come «le truppe del primo e del secondo corpo d'armata, le quali più avevano sofferto del primo assalto del nemico, si erano ritirate indietro... ordinò la ritirata». Questo «ritirarsi indietro», il loro miserando arrivo per porta Vercellina (oggi Magenta) a Milano, documenta quanto terribile fu lo sforzo di quell'esigua parte dell'esercito francese che combattè in quel giorno.
NB. Per ciò che riguarda Milano, si consulti l'opera di prossima publicazione del signor Ausano Labadini, Milano e alcuni momenti del Risorgimento italiano.
[378.] Duca di Polenta chiamavano i soldati per dileggio l'Intendente generale. Al principio di luglio erano negli ospedali 25.000 infermi e feriti (Chenu, Statistique médico-chirurgicale, II, pag. 877). Invero le ambulanze austriache ne contenevano un numero anche maggiore: «ma la consolazione era mediocre sopratutto per l'anima umana dell'Imperatore». (De La Gorge, op. cit., III, pag. 105.) Circa 2600 francesi morirono di malattia.
[379.] Campagne d'Italie, redigée au dépôt de la guerre, pag. 420. «La battaglia sarebbe stata possibile prevederla, perchè la vigilia dei riconoscimenti spinti a fondo avrebbero annunciato sicuramente la concentrazione del nemico. Non avendo preveduto la battaglia, l'Imperatore preparò almeno i mezzi per assicurarne il successo.» De La Gorge, op. cit., III, pag. 82.
[380.] Victor Hugo: «Voi non avete vinto che la battaglia di Satory». — G. Mazzini: «I dittatori romani e vostro zio conducevano in persona le armate conquistatrici: voi all'incontro amate bensì le uniformi corrusche d'oro, ma è dubbio se sappiate condurre un reggimento».
[381.] Op. cit., III, pag. 102 e aggiunge: «Questa stessa bontà che gli faceva onore, gli rese più dolorosa la vittoria. Era lo stesso spettacolo di Magenta, ma con un'estensione più vasta ed orribile».