Come la reintegrò, infatti![79]

Il ricordato volume delle lettere del Le Bas contiene alcuni disegni, dati come originali del giovanetto. Essi sono pieni di sentimento e di finezza e non privi d'arte. Ne ricordo tre, manifestamente significativi. Una sentinella rigida, con cappotto, colbacco enorme. Sta all'erta; stringe e sembra presentare l'arma. Presso è il bivacco; intorno un tetro paesaggio nevoso. Altro disegno col titolo «l'aquila fedele». Un'aquila sta librata sopra una lastra sepolcrale. Intorno è un paesaggio aspro. Sulla tomba è scritto N; e sotto, 1821. Ancora: un bel brigante in pieno assetto: cioce ai piedi, mantello cadente, cappello a pan di zucchero coi nastri e la croce sul petto: il bandito italiano.

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L'ardente amore della regina Ortensia pe' suoi figliuoli, le cure per la loro educazione, i dolori sofferti, le ansie mortali per la loro sorte e le loro vicende, la redensero. Anch'ella, come la còrsa Niobe, attese su la soglia della casetta d'Arenenberg il figlio.[80]

Che se il Le Bas insegnò la vanità degli imperi, ella, la idolatra di Napoleone, insegnò il culto di quel suo Prometeo che fu incatenato su la rupe di Sant'Elena. Non lo avrebbero veduto più; ma l'ava Letizia,[81] a Roma, può ancora parlare di lui: «Parlez nous de lui, grande mère!» ed una fede cieca ella inspirò nel loro destino. Non era predetto? «Se noi troveremo nel prato, o amica, un trifoglio di quattro foglie, vorrà dire che presto potremo ritornare in Francia, o che domani avrò lettere dal figlio mio».[82]

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Il colpo di Stato del 2 decembre 1851, sta su Luigi Bonaparte come una sanguinante tonaca, ed un nome pauroso e tenebroso gli è rimasto che pare quello di un carnefice, il quale per nome proprio non può essere ricordato. Converrà di questo dire qualche cosa, ed intanto diciamo che se questo nome è disonorevole, v'è anche una cosa che non fa onore all'umanità; ed è la seguente: che soltanto dopo il delitto, Luigi Bonaparte è preso in seria considerazione.

Prima, no. Prima egli è, secondo le varie opinioni, un avventuriero, un allucinato, anche un idiota, e per la polizia papale «il nominato soggetto»,[83] e per i ben pensanti, un bisognoso di clemenza. Anche il padre, in tale senso, lo raccomanda alla clemenza del Re di Francia: «Mio figlio è caduto in un orrendo lacciuolo, essendo impossibile che un uomo non sprovvisto d'ingegno e di buon senso, si sia gettato allegramente in un tale precipizio».[84] «Quel matto di mio cugino», ricorda Cesare Cantù di avere udito dal principe di Canino.[85] Dopo, no: è l'Imperatore. «Questo disgraziato Luigi Bonaparte fu giudicato, condannato et exécuté nel modo più bello. Non c'è che una sola voce: la sua incapacità»: questa nota è dell'Hübner, 25 novembre: dopo il 2 decembre, l'incapace è divenuto certamente capace; e l'ambasciatore austriaco dovrà col suo sbarbato volto volpino spiare, spiare, spiare per otto anni che cosa dice, che tempo segna il volto dell'Imperatore.

Questa contraddizione non poteva sfuggire all'Hübner, tuttavia: «Prima del colpo di Stato i capi del parlamento lo accusavano di inettitudine, d'ignoranza, di stupidità. Quando parlava, o piuttosto balbettava le prime volte, Montalembert esclamò: Ma è un discorso da svizzero, codesto! Oggi è salito di grado. Non lo si chiama più imbecille, lo si chiama sfinge».[86]

Anche Vittor Hugo lo dichiara, atrocemente, ma lo dichiara: «Non è vero: non è un idiota: ci siamo ingannati. Luigi Bonaparte ha un'idea fissa: ora un'idea fissa non è idiotismo. Sa quello che vuole, e va. Attraverso la giustizia, attraverso la legge, attraverso la ragione, attraverso l'onestà, attraverso l'umanità, sia pure, ma va!»[87] È qualche cosa!