Certo in quell'ora il serenissimo duca di Modena dovea pensare a tutt'altro che all'onore che quei due personaggi gli facevano di essere causa involontaria della guerra per la libertà della patria.
Determinato questo punto si venne a maggiore questione: il fine della guerra. Qui l'Imperatore ammise «senza difficoltà che bisognava cacciare affatto gli Austriaci dall'Italia, e non lasciar loro un palmo di terreno al di qua delle Alpi e dell'Isonzo».
Quanto all'assetto da darsi alla penisola, la Lombardia, il Veneto, le Romagne e le Legazioni, alle quali era data facoltà d'insorgere, avrebbero formato il Regno dell'Alta Italia, sotto lo scettro di Vittorio Emanuele: Roma col territorio circostante sarebbe rimasta al Papa; e il resto degli Stati pontifici, congiunti alla Toscana, avrebbe formato il Regno dell'Italia centrale. Non si toccherebbe Leopoldo II di Lorena, nè Ferdinando II re di Napoli,[147] «ma nella supposizione molto probabile — scrive il Cavour — che lo zio[148] ed il cugino di V. M. pigliassero il savio consiglio di rifugiarsi in Austria, la scelta dei sovrani da mettersi in loro vece è stata sospesa, tuttavia l'Imperatore non nascose che avrebbe visto con piacere Murat risalire sul trono di suo padre».
Leopoldo II, come prevedeva il Cavour, in su la fine dell'aprile del '59, prendeva infatti questo «savio partito» di andarsene di queto, e Firenze potè vantarsi di avere offerto agli amatori della pace il modello di una rivoluzione senza sangue e senza tumulti, senza che fosse stato nemmeno necessario chiudere le botteghe dei cambiatori: «una, delle più civili rivoluzioni dei tempi moderni»; e così certo avverrà in avvenire, tutte le volte che una delle parti contendenti farà come fece Leopoldo II.[149] Ma così, per esempio, non avrebbe fatto l'altro, cioè Ferdinando II.
Questi è il Re Bomba, il Re Lazzarone, che pur aveva nelle vene il più puro sangue borbonico e aveva così fiero orgoglio[150] da non volere tutela, nè pur dall'Austria. In quel luglio Ferdinando II non prevedeva certo che quei due personaggi si occupassero dei fatti suoi: se ne era occupato anche troppo Gladstone denunciando il suo Regno, «negazione di Dio»: ma egli non istava bene nè anche di salute: era incanutito precocemente, diventava pingue, non poteva più montare a cavallo. Non però dubitava della sicurezza del suo regno, così ben difeso se non dal suo esercito (lo seppe il figlio suo del '60), ma dai confini.
«Tra la scomunica e l'acqua salata» era il suo regno. Da dove sarebbero venuti i nemici? Dal cielo? Vennero dal cielo e dal mare! Ma quei fratielli, muti in terribil disdegno fra i micidiali delle orride carceri; ma lo spettro di Agesilao Milano (guardava con superstizioso terrore la piccola mal chiusa ferita;[151]) ma lo spettro recente di Carlo Pisacane gli toglievano i sonni. E poi c'era l'abborrito Piemonte[152] e quell'avventuriero del Bonaparte! E dire che era stato lui, re di corona, il primo a riconoscerlo per Napoleone III dopo il 2 decembre! Non istava bene e pensava alla sua successione, ad una sposa pel suo Lasa (Lasagna)! Oh, che nome plebeo! ma glielo aveva messo lui, il babbo, questo nomignolo, così per giuoco, quando era piccino, o perchè mencio come una lasagna o perchè quel cibo rusticano molto gli piacesse. Si spegneva, dunque quel Re, nella sua reggia di Caserta, silenziosa; rotto il silenzio dal cavalcare disperato della fantastica nuora,[153] venuta d'oltre mare: rotto dalle notizie delle prime vittorie d'Italia, quando ecco giunse al letto del morente più terribile annunzio: «Papà, hanno cacciato zi' Popò!» «Quale zi' Popò?» «Zi' Popò di Toscana!» Si drizzò, chiamò Carafa: questi, balbettando, mostra il dispaccio. «Coglione, è andato, e non è degno di ritornarvi!»[154]
Ben più atroce rampogna di codardia avrebbe dovuto l'ombra di Re Ferdinando rivolgere al figlio, un anno di poi![155] Ad ogni modo fu tra le venture d'Italia che quel tiranno ingrassò e non sia potuto montare a cavallo!
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«Avvenendo dunque la fuga o l'abdicazione di Leopoldo II, io — prosegue il Cavour — ho indicato la duchessa di Parma come quella che potrebbe occupare, almeno provvisoriamente,[156] il palazzo Pitti. Questa idea piacque molto all'Imperatore, che sembra annettere grande importanza nel non essere accusato di persecuzione contro la duchessa di Parma, nella sua qualità di principessa di Borbone».[157] Questi quattro Stati italiani formerebbero una federazione a simiglianza della federazione germanica e se ne darebbe la presidenza al Papa, «per consolarlo della perdita, della miglior parte dei suoi Stati».
«Questo assetto di cose — aggiunge il Cavour al Re — mi pare che si possa accettare pienamente, giacchè la Maestà Vostra, essendo sovrano della metà più ricca e più forte d'Italia, sarebbe sovrano di fatto di tutta la penisola.»