Michelangelo Castelli,[303] in quel giorno 19, scongiurato dagli amici, forzò la consegna di casa Cavour. Lo stesso domestico lo sollecitava: il conte è nella sua camera, solo, ha già bruciato molte carte e ci intimò di non lasciar entrare alcuno; ma lei ci vada per carità a qualsiasi costo.

Castelli entrò. Cavour sedeva tra mucchi di carte lacerate: altre ardevano nel caminetto. Guardò fisso l'amico e non parlava.

Disse allora il Castelli con calma: So che nessuno deve entrare qui, ma appunto per questo sono venuto. E poi: Devo credere che il conte di Cavour voglia disertare il campo prima della battaglia e abbandonare tutti? E diede in uno scoppio di pianto.

Cavour s'alzò, l'abbracciò convulsamente e lentamente disse: Stia tranquillo, affronteremo tutto, e sempre tutti insieme.

*

Per le altre nazioni il disarmo era una parola: per il Piemonte era un fatto, era il tradimento verso quelle mirabili forze della giovane Italia che egli aveva mansuefatte, attratte a sè. Impazzire, no: darsi un colpo di pistola, forse, se un lume di speranza non fosse brillato sempre in quell'orrida notte d'aprile. Nella mattina del 21 quel barlume dilatò, folgorò. Era il sole.

IX.
L'ultimato dell'Austria.

Sino dal '52, in una delle prime lettere confidenziali dell'Hübner al conte Buol, successo allora al governo dopo la morte del principe Schwarzenberg, è detto: «Nel campo della politica estera noi non potremo mai contare su lui».[304] La prevenzione era antica verso il futuro Imperatore e non deve quindi meravigliare se il congresso fu giudicato dal gabinetto di Vienna una trappola per diminuire l'influenza dell'Austria in Italia senza colpo ferire. È il pensiero già riferito del Thiers; e potrebbe rispondere a quelle enigmatiche parole: «Faccia la diplomazia alla vigilia di una guerra, quello che farebbe il domani di una vittoria».

«Ora è ammissibile che noi ci lasciamo sgozzare come un agnello, pacificamente seduti attorno ad una tavola verde?»[305] Ed è per questa considerazione che il gabinetto di Vienna rimase irremovibile nei suoi tre punti stabiliti come condizione del congresso,[306] nè recedette poi davanti ad alcuna sollecitazione o minaccia dell'Inghilterra;[307] o la sospettasse mal fida, o quanto meno debole verso il terzo Napoleone: «Ah, se ci fosse stato un Pitt in Inghilterra!» esclama con rammarico l'Hübner.