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La guerra obbliga Hübner a lasciare Parigi. Vi era da otto anni, e con tutto il suo sdilinquimento per ogni cosetta che gli ricordasse la «sua povera, la sua cara Austria», vi sarebbe rimasto ancora volentieri. È anzi nel momento del distacco che si accorge di avere tanti buoni, tanti cari amici fra l'aristocrazia del sobborgo di San Germano. «Alla stazione è venuto a salutarlo anche il marchese di Pimodan, antico colonnello austriaco.[322] Porta carrément la bianca uniforme austriaca, e nessuno ci trova da ridire. Tutti quei nobili signori salutano con rispetto, con tristezza l'ambasciatore d'Austria. Egli guarda tra la folla: vede alcune donne che piangono. Esse — esclama — non hanno dimenticato il sangue e le lagrime che la guerra di Crimea ha fatto versare; e ci si domanda, senza capire, per quale ragione la Francia va in Austria a cercar rogna da grattare».[323]
X.
Cavour stratega.
Vennero i Francesi dal mare e dal monte; le vie di Annibale, di Carlomagno, del primo Console: una visione rossa, impetuosa; e fra essa l'orda feroce ed eroica degli algerini. Che ne sanno dell'Austria, del diritto italico? Gridarono: Viva l'Imperatore! Morirono.
«Veux tu des cigares? un absinthe? un grog? Crie vive l'Italie et tu auras tout ce que tu voudras». Qui impararono a cantare «La bella Gigogin». Ma molti non le ripeterono più le allegre canzoni di quella primavera: molti non videro più le loro mamme e la dolce terra di Francia. Luceva ancora la stella di Venere del grande estate, quando cominciò a scrosciare la mitraglia. Per tutto il giorno si scagliarono nei mostruosi assalti; poi cadde la sera, e si addormentarono nella placida morte. Poi passarono anni, e sul campo dove quelle giovani vite furono falciate vennero canuti uomini, battezzati in Cristo, a studiare come coloro erano morti, e come sarebbe stato più scientifico morire; e ciò allo scopo di preparare più positive regole per le guerre future. Ma la spenta pupilla di lui lagrimò, e anche per questo egli fu Napoleone il piccolo; anche per questo egli non fu Caesar, che sotto la tenda detta allo scriba: fit magna caedes, e si prepara, impassibile, a far domani strage maggiore.
L'uomo che insanguinò Parigi col suo colpo di Stato, non possedeva sotto la maschera impassibile del volto, la impassibilità crudele dei veri conquistatori? Non possedeva! Egli era «altrettanto valoroso quanto buono ed umano. A Magenta per la prima volta egli vedeva un campo di battaglia e la sua anima pietosa soffrì crudelmente a tanto strazio. Si dice che imbattutosi nella barella dove riposava il corpo di Espinasse, la fece scoprire. Povero Espinasse! mormorò, e a lungo lo guardò in silenzio come vinto da un dolore che toccava il rimorso».[324] A Solferino, mancando perfino le filacce e le tele per fasciare i feriti, ordinò ai servi di dare le sue lenzuola, i suoi pannilini per improvvisare bende e filacce.[325] Eroe del 2 decembre! «Eroe passivo!», dice con sprezzante ironia l'Hübner.[326] Eppure quest'ironia e questo stato d'anima quanta storia ci spiega![327]
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Ma prima che i Francesi venissero, contro la forza dell'Austria si trovò esposto il solo Piemonte: cara e bella forza d'Italia. Aveva fatto la vigilia dell'armi in Crimea; e che cuore ai nostri poveri esuli in Parigi, il dì che annunciando le vittorie francesi fu gridato anche: «Les Sardes se sont vaillamment battus!»[328] Fiore d'Italia con Garibaldi erano i cacciatori dell'Alpi: ma essi parvero formare ai troppo prudenti una nota discorde, tanto che li mandarono divisi e lontani. E allora si distesero per i tuoi colli, o Brianza; e all'aria montanina, o Varese, o San Fermo, o dolci ville, voi udiste il più puro suono di quella campagna.