Ma furono ventura per l'Italia alcuni fatti, i quali non avendo anche oggi sicura spiegazione, parvero opera provvidenziale, come le dirotte piogge che resero difficile l'avanzata austriaca per il piano di Lomellina, ove le tronche vie ed i campi allagati eran la sola difesa. E primo fu il ritardo interposto ad invadere il Piemonte; nè mi pare facile disgiungere quel lasso di tre giorni con l'altro di pari tempo che il Buol concedette al Cavour, «pregandolo di prendere il contenuto dell'ultimato in seria considerazione». Viene in mente una specie di via dischiusa alla resipiscenza ed al pentimento per tanta audacia; ma più comunemente questo fatto si ritiene conseguenza delle interposizioni ulteriori dell'Inghilterra, e così credettero Cavour e l'Hübner.[329] Ma se anche così fu, ben strano contrasto forma questa lettera della regina Vittoria venuta di recente alla luce: «Che stanno facendo gli Austriaci? Essi non vollero aspettare quando avrebbero dovuto, ed ora che da lungo tempo avrebbero dovuto slanciarsi all'attacco colle loro forze preponderanti, essi non fanno nulla! nulla dal giorno 30! Lasciano che i Francesi divengano sempre più forti ed ogni giorno più pronti alla lotta. C'è veramente da impazzire, ed è difficilissimo il capirli o fare qualche cosa per essi».[330]
E l'altro fatto provvidenziale fu il Giulay, a cui il popolo milanese beffeggiando cantava: «Varda Giulay che ven la primavera!» Venne la primavera e fece mala prova; o non avesse studiato come il buon Orazio vinse i Curiazi, o l'animo pendesse troppo prudente fra due opposti consigli; difendere i ducati e la Lombardia, o muovere arditamente su Torino; ovvero che ordini del consiglio aulico accrescessero da Vienna le naturali incertezze.[331]
Ma il fatto più singolare è come per l'Italia combattè davvero la pallida ombra, emersa dal sepolcro di Sant'Elena. Napoleone il Grande!
Ricordando gli Austriaci le meravigliose gesta di lui, i suoi sterminati disegni; così all'Erede ed ai Francesi parvero prestare gli Austriaci ogni specie di profonde combinazioni strategiche, di cui, — nota ironicamente il De La Gorge — «noi fummo innocenti».[332] Da ciò una specie di timidezza che paralizzò e sconcertò il nemico per tutta quella campagna. Il Giulay, memore della campagna del 1796, si pensò che in quel '59 si sarebbe ripetuta la mossa istessa: scendere col Po, varcarlo a Piacenza. Qui fu il bellissimo inganno, e ne va lode a Napoleone III.
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Di questo stato di cose, di cui, con lo svanito pericolo, svanita è la memoria; e di altra cosa ancora, di cui è difficile il parlare, specialmente in succinto, sono preziosa testimonianza questi passi di lettere del Cavour, scritte fra quel 29 aprile ed il 4 giugno, che fu il giorno della battaglia di Magenta.
Essendo il La Marmora al campo, il Cavour, oltre che presidente del Consiglio e ministro degli esteri e dell'interno, reggeva anche il ministero della guerra e della marina. Troppi portafogli! Ed era quello che si diceva anche allora.
Eppure alla ammirabile sua attività e potenza organizzatrice molto è dovuto se, in tanta disorganizzazione, furono potuti rapidamente trasportare i soldati francesi per via ferrata da Susa a Torino e ad Alessandria.[333] La famosa mossa napoleonica che trasportò l'esercito per ferrovia da Alessandria a Novara fu agevolata dal Cavour, sì per i trasporti, sì per il servizio di intendenza. Ridendo disse al conte Oldofredi, direttore dei servizi ferroviari: Se accadono inciampi, vi faccio tagliare la testa. Al Paris, intendente generale di Francia, che chiedeva 100 000 razioni per averne 50 000, ne fece trovare 120 000 al giorno fissato. Hé coquin de Cavour![334]
Ma veniamo alle lettere.
30 aprile (a Ponza di San Martino, Genova): «Sarebbe curioso che i primi colpi di fucile si avessero a scambiare tra gli sbirri estensi e i nostri doganieri. Se vincono questi, daremo a Castelborgo (direttore generale delle gabelle) il bastone di maresciallo. Ad ogni modo non bisogna lasciarci battere.... Credo che si esagerino le mene dei clericali. Bisogna sorvegliarli, non perseguitarli.... Oggi si firmerà il decreto di amnistia per tutti i reati politici. Tuonando il cannone, bisogna tirare un velo sul passato.... Fate assegnamento sulla venuta prossima dell'Imperatore. È essenziale che sia caldamente accolto».