E d'altra parte la rivoluzione — la quale fu sempre cosa formidabile fra noi, perchè la nostra sentimentalità non l'infrena, e la nostra acquiescenza non la soddisfa — , sdegnava e sospettava insieme l'aiuto di Napoleone dicendo per le parole del Mazzini: «Il grido di «viva la Francia!» può essere senza colpa da labbra italiane; il grido di «viva l'Imperatore» nol può: alla immoralità di quel grido si aggiunge in oggi, per noi, il sospetto di codardia: «Esecravano ieri» — dirà l'Europa — «in nome degli eterni principii: plaudono in oggi a chi li violava, perchè ei li salva co' suoi aiuti dall'obbligo di combattere».[347]

La violenza di queste due forze nemiche che cominciano a fluire e trascinano Napoleone per l'ambigua loro risultante, appare manifesta. Egli s'equilibra a volta a volta ad entrambe, ed è da entrambe respinto; onde quella sua politica incerta, e quelle cospirazioni, le quali forse erano nell'abito della sua giovanezza, ma erano altresì una conseguenza del dissidio tra l'idealità e la necessità.

Uno scrittore francese riferisce al Cavour queste parole su Napoleone: «Il suo torto è di volere cospirare sempre. Dio sa se egli ne ha bisogno! Non è egli il padrone assoluto? Con un paese potente come il vostro, un grande esercito, l'Europa tranquilla, che ha a temere? Perchè sempre, ad ogni ora, mascherare il suo pensiero, andare a destra quando vuole andare a sinistra? A quest'ora potrebbe andar diritto al suo fine: ma no! Egli preferisce sviar la gente, far seguire una falsa pista, cospirare infine, cospirare sempre! Vedete, questo è proprio del suo genio: è il mestiere che egli preferisce, e lo fa da artista, da dilettante, e in questo giuoco sarà il primo ed il più forte di tutti noi».[348]

Se queste parole del Cavour sono vere (o se vere, debbono avere il valore di semplice conversazione), i fatti posteriori, per ciò che riguarda la potenza dell'esercito e dell'impero le emendano di troppo; e più le emenda questo pronostico dell'Hübner, sino dal '52: «Più il movimento imperialista è grande, veemente, irresistibile; più forte sarà un giorno la reazione in senso inverso»; e Luigi Napoleone che si prepara all'Impero, è così definito: «L'uomo di Dio ovvero l'uomo dello Spirito maligno. Noi non sappiamo ancora con quale dei due nomi chiamarlo: mi sembra bene, tuttavia, lasciarne traccia in archivio».[349]

Sarebbe — dunque — stato «l'uomo di Dio», contribuendo a fare davvero il Colpo di Stato Europeo; ma in tale caso sarebbe stato per Cavour (e parve all'Orsini) l'uomo dello Spirito maligno; e viceversa.

Più vere, forse, le parole melanconiche, già riferite, del buon abate Bertrand al giovanetto erede: «Ma, povero fanciullo! Che la fortuna non gli giuochi un simile tiro (di arrivare al potere)! Sia un galantuomo anzitutto, come vuole suo padre».[350] Ma in tale caso non ci sarebbe più quello splendido romanzo che è la storia.

*

In mezzo a tale contrasto si iniziava la guerra; al quale contrasto è da aggiungere lo stato latente di dissidio tra Napoleone e Cavour. Questi, con una puntualità ammirevole, gli aveva fatto trovare, al suo arrivo in Italia, già scoppiato il moto di ribellione e di annessione in Romagna, Modena, Parma, Firenze. Alla sua volta l'Imperatore, mandando il cugino Napoleone in Toscana con parte dell'esercito, sembrava al Cavour volesse dare principio al suo progetto di restaurazione bonapartista.

Che cosa va a fare adesso quel signore nella tranquillissima Toscana? «L'on commence à montrer le bout de l'oreille».[351]

Non era necessario che il Mazzini richiamasse al Cavour la storia amara di Ludovico il Moro.[352] Corse ad Alessandria e sottopose all'Imperatore quale vespaio si sarebbe destato in Europa all'annuncio di un'occupazione francese in Toscana. Racconta il Chiala che l'accoglienza dell'Imperatore fu fredda, la risposta impacciata, e disse che l'andata del principe Napoleone in Toscana era determinata da ragioni militari, di cui egli solo era giudice; che non aveva intenzione di mettere un principe francese su di un trono dell'Italia centrale e che al bisogno avrebbe rassicurato le potenze.[353]