Se non che il Mazzini — in pieno accordo col Cavour in questo — domanda la Cooperazione degli Italiani ad uno scopo ben determinato, ben diverso da quello così indeterminato di Napoleone; cioè al fine che «gli Italiani dal presente conflitto facciano uscire l'unità nazionale».

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I ciambellani intanto alle Tuileries, in pieno accordo con l'Imperatrice, sono ben convinti che la Francia non può avere con l'Austria, potenza eminentemente conservatrice, «che un duello al primo sangue!»[363]

XII.
Magenta e Solferino.

Magenta e Solferino! Due nomi purpurei nella memoria, fioriture di sangue in quell'estate. I morti non si vedono più; portar via le tracce della morte è il primo lavoro dei vivi. Si vedono turcos, zuavi, granatieri della guardia dai berrettoni pelosi; bersaglieri piumati; si vedono a teste basse, via gli zaini, avanti ad ogni costo, alla baionetta, nel terribile azzardo della battaglia. E fu ventura, nobile Francia, avere di fronte Giulay ed Hess e l'automatismo austriaco d'allora. Quando non Giulay fu di fronte, ma Moltke e il freddo imperio, irrimediabile sventura, pianto non consolato ancora, riscosse il valore di Francia.

Dalla parte invece del nemico, vive nella memoria la visione di un precipitoso fuggire di kittel bianchi, di ceffi croati, la baionetta alle reni.

Ma esclusa la esagerazione di queste memorie da oleografie scolastiche, è certo che la resistenza del soldato austriaco fu, per quanto valorosa, di carattere difensivo; e la ritirata dopo Magenta è ritenuta dai tecnici deplorevole. Così se Solferino segna una pagina di vera gloria negli annali militari di Francia, certo gli Austriaci per il numero superiore e per le formidabili posizioni occupate, avrebbero potuto rendere dubbia almeno quella campale giornata, se l'offensiva fosse stata più largamente seguita.

Fu Solferino «gran battaglia e gran vittoria», come il grido annunciò, ma per varie cause, come il difetto di coordinazione tra i vari corpi, mancò alla vittoria quel proseguimento da cui risulta la nota sentenza, che grande generale non è quegli che vince, ma che sa trarre partito dalla vittoria. L'esercito austriaco, pur disordinatamente rifugiato in Verona ed in Mantova, si ritrovò, dopo brevi giorni, aumentato ed aumentabile, in grado di sostenere battaglia ancora, la quale condizione di aumento non era, almeno per l'esercito francese.[364]

Tanto a Magenta quanto a Solferino, come spesso avviene in quel terribile giuoco che è la guerra, la vittoria toccò a quella delle due parti che meno commise di errori, errori che facilmente nota lo scrittore di cose di guerra, manovrando documenti e carte; ma che nel fatto, coll'imminenza del pericolo e del decidere, devono essere difficili ad evitare, se non sorregge, insieme alla fortuna, quella genialità intuitiva ed impassibile di cui la natura provvede, talvolta, i conduttori di eserciti.