La risposta è difficile, ma ricordo che Michele il Pazzo, capo dei Lazzari, richiesto che cosa fosse uguaglianza, rispose: Poter essere lazzaro e colonnello. I signori erano colonnelli nel ventre della madre: io lo sono per la uguaglianza. Allora si nasceva alla grandezza, oggi vi si arriva. E dietro Michele il Pazzo sta tutta una schiera di morti, tragicamente sublime in quello sfondo sereno e ridente di Napoli: Caracciolo, Mario Pagano, Domenico Cirillo.

Un giovinetto fremente incominciava in quegli anni un suo libro con le parole: «Il sacrificio della patria nostra è consumato». Venezia, infatti, fu sacrificata, ma dietro le sorgeva più grande patria, l'Italia.

Meneghino, che dal tempo della battaglia di Legnano si era disabituato alle armi, imparò a marciare e a fissare in volto il nemico.

Il «giovin signore» meditò su la politica e su le congiure: affronterà la carcere ed il patibolo.

Pantalone, Brighella, Florindo ebbero un grande colpo in quegli anni e ne morirono, almeno come maschere.

L'ultimo arcade ed abate si chiamò Giuseppe Parini, e dopo di lui i poeti non fiorirono più all'ombra dei troni, ma fra il popolo, e molti di essi oltre alla lira portarono la fiaccola e la spada: Ugo Foscolo, Giovanni Berchet, Goffredo Mameli.

Di republica o di monarchia, di federazione o di unità si occuparono i nostri studiosi, per conforto di Napoleone, anzichè di antiquaria e di arcadiche ciance. Un vessillo anche ne fu dato!

Infine in quegli anni furono seminati i denti del dragone da cui nacquero i liberatori della patria: Garibaldi, Mazzini, Cattaneo, Carlo Alberto, Cavour, ecc. Nacquero «sub Julio», sotto il nuovo Cesare, sotto Napoleone.

Ma una mutazione non meno interessante si compì anche nei Serenissimi Principi, i quali, da allora in poi, si trovarono turbati nella loro serenità e dichiararono ai popoli che per l'avvenire li avrebbero governati da buoni padri. Dichiarazione preziosa che fa supporre il riconoscimento di aver governato molto male per il passato. Oh, li aveva ben ammoniti il Petrarca sin da lontano:

Qual colpa, qual giudicio o qual destino