Tempestosi, lunghi colloqui erano avvenuti il giorno prima tra lui ed il Re, tra lui e il principe Napoleone.

Sa lei che cosa vorrebbe Cavour? — aveva detto il Re al suo Della Rocca, — Vorrebbe che io continuassi da solo la guerra. Io sono furioso quanto lui per questa pace; ma non perdo la bussola, non perdo la ragione.

E al principe Napoleone che ripeteva a sazietà certe ragioni della pace, Cavour aveva detto: Ah, monsignore, quando si vuole annegare il suo cane, si dice che è arrabbiato!

Con una sola persona Cavour non potè parlare: con l'Imperatore.

«Parlare nelle condizioni presenti non poteva essere di alcuna utilità. Il conte vorrà muovermi dei rimproveri; io ne ho da muovere a lui, e sarà senza pro' giacchè ora tutto è finito. Lo rivedrò volentieri a Milano, a patto che non mi parli del passato».[414] Il che significa: i patti di Plombières da me non furono potuti osservare, da voi non furono voluti osservare. E va bene! Cavour non gli parlerà più, ma il suo pensiero gli arriverà lo stesso, e il passato sarà semente da cui germoglierà l'avvenire.

E quello che andava ripetendo il fido Conneau all'aiutante del Re: L'Imperatore è malcontento di Cavour; ha agito male, molto male con lui. Fomenta i movimenti della Romagna e compromette l'Imperatore.[415]

E il giorno 12 al Lamarmora, che reca la nota clausola, Napoleone dice: «So che il conte di Cavour è irritatissimo. Comprendo, scuso questo stato dell'animo suo, profondamente angustiato nel veder troncati i suoi disegni politici. Il pensiero della compiuta indipendenza d'Italia mi fu sempre caro, ma per tentare di colorirlo, io non potevo arrischiare di compromettere interessi maggiori. Io sono convinto che, con l'attuale organamento delle sue forze militari, la Francia è nell'impossibilità di sostenere una doppia guerra sul Reno e sull'Adige».[416]

Quest'uomo che sfugge alle strette di un colloquio formidabile prima di firmare la pace, che poi presenta quasi delle scuse, offre un fenomeno dei più interessanti.

Non vuole udire Cavour? Udrà lo stesso la sua parola.

In quale stato, poi, di irritazione fosse il Cavour dal suo primo scendere a Desenzano, è detto dall'Arrivabene in una ben nota corrispondenza ad un giornale inglese. L'abituale sorriso, le sue maniere cortesi erano scomparse. Dopo un primo colloquio col Re, il giorno 10, così è descritto: