Minori cose queste ultime, ma a Napoleone — come spesso avviene ai teorici ed agli idealisti — divenendo pratico per un istante, le piccole cose ingrandivano al di là della loro giusta proporzione.

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Il Cavour ripartì da Desenzano per Torino il giorno 12. Ebbe ancora un colloquio col principe Napoleone.

Il Chiala dice che quest'ultimo colloquio fu tempestosissimo. E c'è ben da crederlo quando seppe definitivamente a quali miserevoli patti era stata conclusa la pace. Il pensiero di tradimento gli si deve essere affacciato netto, terribile. In correlazione a questo «tempestosissimo» colloquio è la lettera del Cavour al principe Napoleone, in data 25 gennaio, quando, pochi mesi dopo, sotto l'impulso della necessità, fu compiuto quel moto annessionista in pro' della monarchia sabauda, soluzione inattesa di quella crisi tragica e pietosa insieme di Villafranca. In quella lettera cortigianescamente ricredendosi, scrive il Cavour: «Monsignore, dal tempo del mio ultimo colloquio con Vostra Altezza, quanti grandi avvenimenti! Quanti germi contenuti nel trattato di Villafranca, si sono sviluppati in maniera meravigliosa! Sia benedetta la pace di Villafranca».[431]

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Ritornato in Torino, altri lo descrive «pallido, invecchiato in tre giorni di parecchi anni»; altri, «immerso in tal profondo dolore da far pietà». Perdette veramente il dominio di sè? Io non so. Io so che gran sventura sarebbe stato se egli si fosse comportato moderatamente e non avesse perduto il dominio di sè.

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Dunque l'Imperatore non volle dare udienza? Saprà lo stesso il suo pensiero. Vi sarà chi glielo riferirà.

Il giorno 15 a Torino presente Pietri, l'anima fedele di Napoleone; presente il Kossuth, parlò parole terribili (è il Kossuth che le riferisce), parole che sa, che vuole che siano riferite, perchè parlare davanti a ce monsieur è come parlare davanti al suo Imperatore. «Questa pace non si farà, questo trattato non si eseguirà. La confederazione! Imaginare il Re del Piemonte in questa società grottesca, col Papa presidente, l'Austria a destra e ai fianchi quattro satelliti austriaci. Mi faccio rivoluzionario. Prendo a braccetto Mazzini e divento cospiratore anch'io, divento rivoluzionario. Ma questo trattato non si eseguirà. No, mille volte no! mai, mai! L'Imperatore se ne va? Buon viaggio. Noi, cioè io e voi, Kossuth, rimaniamo, vero? Per Dio, che noi non ci fermeremo a mezza strada». E si batteva furente il petto, e Pietri teneva reclinato il capo.[432]

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