Non parla più all'Imperatore: si accontenta di commiserare le sorti d'Italia. Assiste all'arrivo dell'Imperatore alla stazione di Torino, per obbligo, perchè non c'è il successore; ma al pranzo non assiste. Vuol parlare adesso lui, il taciturno. Per prendere Verona ci volevano 300 000 uomini: lui non li aveva. Toscana, Modena, Romagna sono caduti ancora in mano dei loro nemici! È vero. Ebbene, ne difenderà la causa. Intanto «non permettete alle vecchie dinastie di ritornare. Nizza e Savoia? Non penseremo più a Nizza e Savoia. Mi pagherete le spese di guerra».
Parte: il Re lo accompagnò in ferrovia sino a Susa; quivi attendevano le berline di viaggio per il valico del Cenisio.
Rimontando in treno, il Re trasse un gran sospiro come se si fosse tolto un peso dallo stomaco, e disse: Ah, se ne è andato![433]
La via si restrinse fra i monti. L'Italia sparve allo sguardo dell'Imperatore.
E parte, ma non è appena cessato lo stupore della partenza, che un'imprecazione si solleva, cresce: è tutto un popolo che impreca; l'onda oltraggiosa batte sino alle Tuileries. Ha mancato ai patti, ha abbandonato Venezia all'Austria; ha fermato Garibaldi alla Cattolica. Pretende ora Nizza e Savoia.[434] Traditore!
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Non permettete alle vecchie dinastie di ritornare? Il Cavour lo ha già preso in parola, ma anche senza quell'avvertimento è presumibile che avrebbe fatto lo stesso.
Dunque il governo del Re deve dare ordine ai Commissari di sgombrare dalle provincie insorte, secondo il paragrafo: «Il duca e il granduca rientrano, ecc.». Ebbene il duca e il granduca non rientreranno.
I commissari regii domandano istruzioni al Cavour? Ma egli non ha più istruzioni da dare: il ministro è morto, però rimane lui, Cavour, semplicemente, il quale approva ciò che gli telegrafa il Farini, governatore di Modena, cioè che è disposto a farsi ammazzare piuttosto che lasciarsi scacciare.[435]
È Cavour che dice: «Meglio l'Austria che un suo spregiato proconsolo»,[436] che dice a Massimo d'Azeglio, commissario regio in Bologna, e fa dire ai popoli delle legazioni, tementi una rappresaglia sanguinosa degli svizzeri papalini, come era stato in Perugia: «Se le popolazioni non sanno difendersi esse sole contro gli Svizzeri, ciò mostrerebbe che non sono degne di essere italiane».[437] E non solo consiglia la guerra, ma egli stesso dice: «Quanto a me, tosto che mi sarà dato un successore, verrò a pormi sotto i tuoi ordini come semplice soldato, per farmi uccidere per la difesa dell'indipendenza italiana».[438]