È dopo Villafranca, che invece di intendersela con Francesco Giuseppe, bisognò intendersela con la rivoluzione italiana.

E l'Imperatore si venne a trovare stretto in un secondo cerchio di ferro, non meno tenace di quello che lo costrinse a troncare la guerra.

Può la nobile Francia che versò tanto sangue per l'Italia, opporre il suo veto alle annessioni che piacciono tanto, adesso, alla generosa Inghilterra? Non dispiacciono neanche alla Prussia. Strana cosa! Vi sono simpatiche affinità tra essa e il Piemonte; tra gli Stati della Federazione germanica ed i ducati italiani!

Si tratta dunque, per l'Imperatore, di sciogliersi dalle stipulazioni concluse con Francesco Giuseppe e nel tempo stesso di non venir meno alla sua lealtà: rendere omaggio all'antico diritto publico e concedere che fosse violato: trovare modo di persuadere il Papa che è per suo bene se le Legazioni gli sono tolte; e confortarlo che non gli si toglierà di più. Tutte cose piuttosto difficili. Ma ci penserà il Cavour, in quei due anni che gli rimangono di vita a renderle se non facili, necessarie.[441] E nella politica interna della Francia, come non osservare la contraddizione stridente tra un governo pressochè assoluto e la causa della nazionalità e del reggimento liberale sostenuto all'esterno?

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Bella la rocca scaligera sul lago di Garda!

«Anche Napoleone I — diceva la guida che accompagnava Napoleone III in quella sua visita frettolosa — visitò questo castello dopo la pace di Campoformio».[442]

Un penoso silenzio si fece tra i circostanti a queste ingenue parole. Sul lago si cullavano le belle cannoniere francesi, approntate pel vano assedio di Peschiera.

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