Il Governatore, dipendente dal pascià d'Aleppo vive splendidamente, e parvemi che il paese fosse ben amministrato.
Martedì 29.
Ebbi a mezzo giorno avviso che il bastimento era pronto; voleva partire all'istante, ma dovetti trattenermi fino all'indomani. La sera dopo cena un ufficiale Francese vestito da Tartaro, che veniva da Costantinopoli, chiese di parlare al Governatore, e prendendomi in iscambio, si lagnò di un Tartaro che non si affrettava a provvederlo di cavalli per continuare il viaggio alla volta di Aleppo. Dopo averlo calmato, ed indicatogli il Governatore, accomodai la faccenda: gli chiesi se poteva essergli utile in qualche cosa, e partì soddisfatto del mio accoglimento[3].
Mercoledì 30.
Essendomi congedato dal cortese governatore, partii alle otto del mattino, e poi che ebbi attraversato l'Oronte, mi avanzai a qualche distanza lungo la riva destra, tenendomi generalmente nella direzione di O. S. O. Alle dieci ore mi trattenni alcun tempo per prendere riposo in mezzo ad alcuni bei giardini; ed alle due ore dopo mezzo giorno giunsi allo sbarco di Soauïdia a piccola distanza dalle fóci dell'Oronte.
Nulla può vedersi di più dilettevole del paese tra Antiochia e Soauïdia, tutto intersecato da pozzi e da valli coperte di campi ben coltivati, da prati e da boschetti. Il cammino, sebbene alquanto aspro, rassomiglia piuttosto a quello di delizioso giardino reso dall'arte disuguale e tortuoso, che ad una pubblica strada. Ad ogni passo s'incontrano ruscelli e piccoli fiumi d'acqua limpidissima che irrigano i giardini e le piantagioni delle valli, ove frequentissimi sono i gelsi bianchi, che formano piccole macchie sparse di viti, di granati, e di altri alberi fruttiferi. Numerose greggie di armenti, coprono le colline e parte delle valli. Il maestoso Oronte, ricco delle acque del lago Caramorto, e di quelle d'infiniti torrenti, scorre maestosamente in traverso di questo gentil paese: e per dirlo in una parola, tutto in questi ameni luoghi annuncia la vicinanza del recesso delizioso un tempo abitato dalla bella Dafni.
Allo sbarco di Soauïdia non vedonsi che cinque o sei baracche, ed una casuccia abitata dai gabellieri.
M'imbarcai sopra una scialuppa alle sette ore della sera, ed un'ora dopo arrivai alla foce del fiume. Il mare era grosso, le onde rompevansi furiosamente sulla barra del fiume, ed il cielo era tutto coperto di nere nuvole. Il bastimento preparatomi aveva dovuto allontanarsi dalla riva, onde soffersi scosse terribili attraversando le barre colla scialuppa. Appena montato a bordo, si fece vela quantunque con vento contrario.
Giovedì 1 ottobre.
Dopo ventiquattr'ore di navigazione con venti diversi, e sempre contrarj, la nave attraversò la bocca del golfo di Scandroun, e diede fondo presso terra sulla costa della Caramania alle otto ore della sera; io però restai quella notte a bordo.