In questo giorno vidi passare alcune truppe di cammelli alquanto differenti da quelli dell'Arabia e dell'Affrica; hanno le gambe davanti più corte e più grosse che le deretane, il collo assai più forte, e tutte le parti anteriori del corpo più coperte di lana.

Aveva pure incontrati molti pastori turcomani: quale diversità da questi ai pastori Arabi! Gli uomini, le donne, i fanciulli, tutti sono ben vestiti, i cammelli che portano i loro effetti, sono coperti di bei tappeti turchi. Pare veramente ch'essi godano di tutta l'agiatezza, e di tutti i piaceri della vita pastorale, ed è tra costoro che dovrebbonsi cercare esclusivamente i modelli de' pastori che furono spesso l'argomento delle più commoventi poesie.

Lunedì 5.

Erano ormai le otto ore quando mi posi in cammino a traverso di un paese di sterili colline, indi di una vasta incolta pianura. In sulle undici ore passai per un casale composto di miserabili casucce di terra; e finalmente dopo altre quattr'ore di viaggio, avendo passato un fiume sopra un ponte, entrai nella borgata d'Erehli posta in un gentil paese pieno di giardini sulla sinistra del fiume, e non sulla destra come viene indicato nella carta d'Arrowsmith. Questa terra è abbastanza grande, ma le case sono brutte, fatte di terra e di mattoni seccati al sole, come costumasi da tutti i popoli della Caramania; per lo contrario i giardini sono belli assai, e danno frutta in copia, e specialmente grosse ed eccellenti pere. L'entrata d'Erehli dalla parte del N. è un magnifico viale fiancheggiato da alti pioppi, e da due canali di limpidissime acque.

Martedì 6.

Partimmo poco dopo le sette ore, camminando al N. a traverso di vastissime praterie piene di mandre, e specialmente di bufali, e sparsa di casucce circolari con tetti piani. Verso le nove ore lasciai a destra la città di Hartan situata sulla sponda sinistra di un piccolo fiume.

Di là volgendo ad O. N. O., ed in seguito a N. O. in mezzo a campagne aride come le montagne che le circondano da due lati, passammo alle due ore dopo mezzodì presso ad una Salina formata da un ampio fossato che circonda una piccola montagna di terra affatto isolata: l'acqua ch'entra nel fossato, svaporando pel calore del sole, lascia sul fondo un sale marino bianchissimo, che viene trasportato coi cammelli ai vicini paesi.

Alle tre ore e mezzo si entrò nel castello di Carabig-Mar, ove feci riposare le mie genti. È questo un ragguardevole paese, ma mal fabbricato alle falde di un monticello aridissimo, siccome affatto sterile è l'adjacente pianura; non vi si vede un solo orto, nè alberi, tranne due pioppi che sono entro il castello. E ciò riesce tanto più sorprendente, che il piano non è privo di acqua. La moschea di Carabig-Mar ha un vago esterno con grandi e piccole cupole, e due sottili altissime torri. Sul monticello vedonsi gli avanzi di un'antica rocca.

In questo luogo, come in altri della Caramania si osserva un vasto edificio, che può rassomigliarsi ad un tempio di tre navate, intorno al quale s'inalzano molti fumajuoli. È una specie di Khan destinato all'alloggio delle carovane della Mecca.

Dei cinque tartari incontrati a Diaïde uno solo ci aveva lasciati addietro, gli altri camminavano con noi.