Siccome io mal poteva reggere al trotto franco e disagiato, che è la loro ordinaria andatura, era costretto di alternare il passo ed il galoppo disteso quando mi trovava addietro di quattro in cinquecento passi; lo che mi stancava assai meno che il trotto sostenuto de' cavalli tartari.

È noto esservi sulle grandi strade della Turchia cavalli di ricambio; onde mutavamo cavalli ogni giorno, e spesso due volte al giorno.

Per essere affatto sbarazzati dalle molestie del viaggio si pattuisce con un tartaro, il quale si obbliga a condurre, alloggiare, nutrire il viaggiatore, e pagare tutte le spese del cammino, contro una convenuta somma che gli viene sborsata metà all'atto della partenza, ed il rimanente arrivati al termine del viaggio. Pel mio viaggio da Aleppo a Costantinopoli aveva convenuto col mio tartaro ottocento piastre, ed egli somministrava un cavallo per me, uno pel mio schiavo ed un altro per portare gli effetti, oltre le spese di vitto, e di alloggio, ed anche le accidentali che tutte restavano a suo carico.

Mercoledì 7.

Si ripartì alle sei ore e mezzo del mattino, prendendo la direzione d'O. per una campagna deserta. Ad un'ora ed un quarto si giunse ad Ismel, cattivo villaggio ove dovevamo passare la notte.

Lungo questa strada si trovano molti pozzi, nei quali si scende per una scala di sasso fino al livello dell'acqua. Discesi in uno che aveva cinquanta scaglioni, e lo trovai provveduto di eccellente acqua.

Il piano tutto argilloso non ha un solo albero.

Giovedì 8.

Alle cinque e tre quarti io era già in viaggio lungo lo stesso piano, verso O. N. O. poi a N. O. Alle otto e mezzo attraversai una specie di macchia che interseca la pianura, e che non è poi altro che un vasto spazio coperto di giunchi, e di altre piante de' pantani assai fitte, di diversa altezza, ed in alcuni luoghi fino di dodici e tredici piedi. Dopo avere passato questo pantano, continuai a camminare lungo la stessa campagna, finchè alle due dopo mezzogiorno giunsi a Konia capitale della Caramania, che è l'antica Iconium. Questa città è situata all'estremità occidentale della deserta pianura che aveva attraversata, ed alle falde di una catena di basse montagne che chiudono l'orizzonte a mezzodì; hannovi molti giardini sul fianco meridionale, e qualcuno ancora dalla banda di settentrione. Ciò che io vidi di questa città me ne diede una poco vantaggiosa idea, benchè sia la residenza del Pascià di Caramania. Contiene vasti cimiteri, ne' quali ogni sepolcro viene indicato da una pietra rozza alta sette in otto piedi, larga un piede, grossa quattro dita, e situata verticalmente: la quantità di questi grossolani monumenti, sparsi sopra un vasto piano fa una penosa sensazione all'occhio dell'osservatore. Le case sono di terra o di mattoni cotti al sole, come quelle de' più poveri villaggi. Non osservai che una sola casa che avesse un buon esterno; ma anche questa formata coi materiali delle altre case. Si vuole che quest'edificio, che per la sua forma ed ampiezza potrebbe dirsi un palazzo, fosse fabbricato da un uomo che ne' paesi de' cristiani aveva imparata l'alchimia, ossia l'arte di far l'oro, col qual mezzo si era fatto ricchissimo. Al presente serve d'ospizio ai poveri. Ho pur veduto l'esteriore di tre moschee che hanno un magnifico aspetto con grandi cupole, e campanili alti e sottili.

La più bassa parte della città è chiusa da alte mura fiancheggiate da torri quadrate, ed incrostate di pietre tagliate; vi si ravvisano alcune iscrizioni turche; ma il lavoro è fatto dai greci, come lo attestano i lioni ed altre figure che sonovi scolpite.