Sabato 10.
Partii alle sette del mattino nella direzione d'O. N. O., e verso le nove ore attraversai Kodenkhan, villaggio alquanto maggiore di Ladik; alle undici e mezzo si passò un ponte sotto al quale passa un fiume affatto limpido; e feci alto ad un'ora col mio seguito ad Elguinn, piccolo villaggio alle falde delle montagne, circondato da giardini.
Vedendo che malgrado le promesse del mio condottiere, non sarei giunto a Costantinopoli nel giorno fissato, minacciai di farlo castigare, o di castigarlo io stesso, se non si determinava ad essere più sollecito. Il timore fu più efficace dell'interesse, ed incominciò ad accelerare il cammino. Subito dopo pranzo tutti rimontarono a cavallo, sortendo da Elguinn alle due dopo mezzo giorno. Poi che avemmo varcato un fiume che sbocca in un lago posto in poca distanza al N. il quale può avere una lega all'incirca di diametro, si prese la direzione all'O. Alle cinque e mezzo eravamo giunti nel villaggio d'Arkitkhan, al di là del quale si passa un piccolo fiume. A notte già fatta passavamo in vicinanza di alcuni villaggi; ed alle otto e un quarto entrammo in Akschier piccola città posta sul pendìo d'una montagna così abbondante di acque, che i loro zampilli formano un ruscello, e talvolta un piccolo fiume in ogni strada della città. Tutte queste acque si scaricano in un lago distante all'incirca una mezza lega dalla banda di N. E. Akschier contiene alcuni rottami che mi parvero avanzi d'una antica cattedrale.
I miei Tartari sempre pigri volevano fermarsi in questa città il susseguente giorno; ma io mi vi opposi con fermezza, e malgrado i loro barbottamenti fu deciso di partire all'indomani di buon'ora.
Domenica 11.
I Tartari mi si fecero innanzi in sul far del giorno mostrandosi inquieti; e mi avvidi all'istante che bramavano di dissuadermi a partire questo giorno, col mettermi a parte dei loro timori veri o simulati di vicina dirotta pioggia. Tanto meglio, risposi loro, non soffriremo il caldo. Vedendo tornar vani i loro pensamenti per trattenermi, ritiraronsi in silenzio per allestire i cavalli.
Si partì poco prima delle sette prendendo la direzione del nord, al lungo di una linea di montagne; ed alle dieci ore avendo alquanto piegato al N. O. entrammo nel piccolo castello di Aïsa-Klew.
Questa strada è molto amena: il viaggiatore trovasi continuamente alcune tese al di sopra del piano che prolungasi a destra, e di là vede il lago in tutta la sua estensione di circa due miglia di diametro; mentre a sinistra s'inalzano le montagne dalle quali si precipitano infiniti ruscelli, e le di cui vette più alte sono coperte di neve. Le valli che si aprono alle loro falde sono sparse di villaggi, di casali, di giardini.
Dopo avere cambiati i cavalli si lasciò questo castello alle undici ore, e tenendo la strada all'O. N. O. si scese in una pianura che si attraversò fin quasi al tramontar del sole nella direzione di O. Tutte le case di Barafdon piccolo villaggio situato in questo piano, ove dovevamo passare la notte, trovandosi già occupate dal Pascià e dal suo seguito, fui costretto di coricarmi alla meglio in una scuderia in mezzo ai cavalli.