Alle sette ed un quarto del mattino, trovandomi in viaggio, m'accorsi che i miei tartari erano agitati: si videro talvolta rallentare il passo, poi fermarsi a discorrere con un certo contegno di tristezza e di spavento. Fui ben tosto al fatto dei loro timori. Il Pascià che avevamo lasciato a Barafdon aveva fatto tagliare il capo al maestro di posta della città cui eravamo diretti; onde temevano di esservi mal accolti, e qualche cosa di peggio.
Dopo lunghi consigli risolvettero di mandare avanti due di loro con un postiglione onde scandagliare il terreno. Io tenni loro dietro a qualche distanza, e mi fermai presso di un pozzo lontano circa trecento tese dalla città. Allora un tartaro si avanzò fino alle porte, ed essendo il postiglione venuto a cercarmi, entrai con lui in Assiom-karaïssar alle undici ore del mattino, prendendo tranquillamente alloggio alla posta. Il fratello del maestro di posta decapitato aveva già trafugati tutti i cavalli ed erasi posto in sicuro nelle montagne; fortunatamente i miei Tartari ebbero modo di far sapere al governatore ch'io era un inviato del sultano Sceriffo della Mecca presso al Sultano di Costantinopoli: onde il governatore ed i suoi subalterni si fecero premura di offrirmi i loro servigi, e mi assicurarono che all'indomani potrei partire.
La situazione di questa città, stando alla carta di Arrowsmith non combina colla mia stima geodetica della strada; ma tengo in sospeso il mio giudizio finchè sia giunto ad un altro punto geografico conosciuto.
Stando a questa carta la città sarebbe volta a S. O., ed il famoso Meandro che prende origine nelle vicine montagne, scorrerebbe nella medesima direzione; quando invece la situazione della città è al N. E., ed il fiume, che io attraversai sopra un ponte a non molta distanza dalla città, segue la stessa direzione.
Assiom-Karaissar è una assai vasta città, con molte moschee, una delle quali sembrommi magnifica. Questa città ha, come quella d'Akschier, le strade cambiate in piccoli fiumi per le acque che scendono dalle montagne vicine; e le case sono triste in sul fare di quelle delle precedenti città. Malgrado il freddo che faceva acutissimo, si trovarono eccellenti frutta, uve, poponi, e pomi delicatissimi. Il pane fatto a focaccia è molto buono. I coltivatori vedevansi tutti intenti a battere i grani.
Al S. O. della città vedesi una rupe isolata in forma di pane di zucchero, formata dall'unione di prismi irregolari perpendicolari, talchè sembra tagliato a picco da ogni lato. La sommità è coperta da un'antica fortezza, che dovette essere in altri tempi una piccola Gibilterra.
Martedì 13.
Alle otto e mezzo del mattino mi diressi al N. O. Poichè ebbi attraversato un ruscello non lontano dalla città, si proseguì il cammino lungo una pianura fino alle undici ore; quando si cominciò a salire sopra alcuni poggi, sui quali dopo un'ora di viaggio trovai un casale, ed un altro alle due e mezzo detto Osmankoï, ove il mio condottiere si fermò alloggiandomi in un'oscura stalla. Irritato contro di lui pel breve viaggio fatto in questo giorno, e del pessimo alloggio che mi aveva procurato, mentre gli altri Tartari erano meglio alloggiati, lo sgridai aspramente, ed alterato dalla collera, lo minacciai di fargli saltar il capo colla mia sciabla se continuava a condurmi in tal maniera. Accorsero gli altri Tartari e mi calmarono, confessando che avevo ragione; e fui tosto condotto in più decente alloggio.